Corea del Nord: “Pronta a test atomico”. Caccia Usa in volo

L'Hwasong 14 testato il 4 luglio. EPA/KCNA
L’Hwasong 14 testato il 4 luglio. EPA/KCNA

PECHINO. – La Corea del Nord è pronta a effettuare in ogni momento al sito di Punggye-ri il sesto test nucleare su ordine del leader Kim Jong-un: l’ipotesi del vice ministro della Difesa sudcoreano Suh Choo-suk, nell’audizione parlamentare sul missile a medio raggio lanciato martedì da Pyongyang, getta altra incertezza su scenari sempre più confusi. Intanto i bombardieri Usa, in un’esercitazione militare con Seul, si sono riaffacciati sulla penisola con munizioni vere testate nell’est sudcoreano: ai due supersonici B-1B (giunti da Guam) e ai quattro caccia F-35 (dalla base Usa nipponica di Iwakuni) si sono affiancati 4 caccia F-15 sudcoreani, tutti impegnati in attacchi simulati di precisione contro “strutture chiave” del Nord.

Una prova di forza preventiva dato che “c’è la possibilità di ulteriori provocazioni strategiche, comprensive sia di nuovi missili balistici sia del sesto test nucleare”, ha spiegato Suh. Gli armamenti atomici sono ricomparsi nei colloqui tenuti a Washington mercoledì dal segretario alla Difesa, James Mattis, e dalla controparte sudcoreana, Song Young-moo, che ha espresso il proposito di sviluppare a livello nazionale un sottomarino a propulsione nucleare e di reintrodurre armi nucleari tattiche sul suolo sudcoreano per la prima volta dal 1991.

Un’ipotesi di deterrenza verso il Nord derubricata a stretto giro da Seul, a causa delle polemiche innescatesi, a mero scambio di idee che non cambia “il principio guida di mettere al bando gli armamenti atomici”. In nome della deterrenza contro le minacce di Pyongyang, il ministero della Difesa giapponese ha chiesto un aumento record del suo budget nell’anno fiscale 2018: 5.200 miliardi di yen (pari a 40,5 miliardi di euro), in rialzo del 2,5%, al servizio delle spese per le nuove batterie di missili intercettori terra-aria e sistemi navali di contraerea. Se il parlamento desse il via libera, sarebbe il sesto aumento annuale di fila sotto la guida del premier Shinzo Abe, dopo 10 anni di riduzioni.

Misure, nel complesso, destinate a modificare gli equilibri di forza regionali e su cui il portavoce del ministero della Difesa cinese Ren Guoqiang ha espresso parole dure, in relazione alla crisi nordcoreana. Pechino, ha osservato, non permetterà mai la guerra o il caos alle sue porte e “le soluzioni militari non sono un’opzione”. “Abbiamo sempre sostenuto la soluzione dei problemi con il dialogo e il confronto”, ha aggiunto, assicurando che la Cina “prenderà le adeguate misure per tutelare i suoi interessi”.

Mosca e Pechino, sul punto, marciano affiancate: il ministro degli Esteri Serghiei Lavrov ha ribadito alla controparte Usa Rex Tillerson nella telefonata di mercoledì che “non c’è alternativa alla ricerca di metodi politici e diplomatici per il superamento delle tensioni nella penisola coreana e che è necessario astenersi da ogni passo di natura militare che possa portare a conseguenze imprevedibili”.

Anche le sanzioni, secondo i due Paesi, hanno mostrato i loro limiti e sarebbe controproducente e pericoloso “ogni ulteriore rafforzamento della pressione”. La Corea del Nord, intanto, ha respinto “con decisione” la condanna incassata dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu sul missile Hwasong-12 lanciato martedì che “sfacciatamente” non ha tenuto conto del “diritto all’autodifesa di uno Stato sovrano”.

Un portavoce del ministero degli Esteri ha avvertito gli Usa: il missile è “un assaggio” delle risposte alle manovre congiunte tra Seul e Washington e un significativo preludio contro Guam, il territorio americano sempre nel mirino. Sul vettore a medio raggio i militari di Seul sono arrivati alla conclusione che sia stato lanciato alla metà della sua gittata potenziale: a pieno regime avrebbe coperto 4.500-5.000 km.

(di Antonio Fatiguso/ANSA)