Colombia, Conferenza Episcopale snobbata dal Papa. Ma si parlerà del Venezuela

I vescovi venezuelani incontreranno il Papa al margine della messa a Bogotá
I vescovi venezuelani incontreranno il Papa al margine della messa a Bogotá
La Conferenza Episcopale Venezuelana non sarà ricevuta dal Papa
La Conferenza Episcopale Venezuelana non sarà ricevuta dal Papa

Né la Conferenza Episcopale Venezuelana, né i rappresentanti delle Farc. Quella di Papa Bergoglio, almeno ufficialmente, non vuole essere altro che una visita pastorale. Ma sono pochi a crederci. La diplomazia vaticana, in particolare negli ultimi anni, è assai attiva in questa parte del mondo. E’ impegnata nella ricerca di una soluzione alla crisi istituzionale in Venezuela e segue l’inserimento dei leader delle Farc nella vita politica in Colombia. E poi osserva con interesse lo sviluppo della transizione in atto a Cuba. Raúl Castro, che ha 86 anni, ha assicurato che lascerà il potere nel 2018. Il successore nominato, Miguel Díaz-Canel, ha 57 anni. Sarà il primo leader a non aver fatto parte del nucleo originale del movimento rivoluzionario che portò al potere Fidel Castro nel 1959.

Le indiscrezioni del “Clarín”

Stando a Sergio Rubín, scrittore e autorevole articolista del prestigioso quotidiano argentino “Clarín”, il Vaticano non si sarebbe arreso. Secondo indiscrezioni avrebbe cercato di costruire una importante impalcatura diplomatica per assicurare la transizione politica in Venezuela. Rubín, nell’articolo “Gestiones secretas en Cuba para reemplazar a Maduro”, assicura che emissari della Santa Sede avrebbero cercato di convincere Raúl Castro a mollare il presidente Maduro. Insomma, di ritirare dal Venezuela i consulenti politici e militari e di assicurare al presidente Maduro, e ad altri esponenti del “chavismo”, asilo politico. In cambio, l’isola avrebbe continuato a ricevere petrolio dal Venezuela. A far naufragare l’ennesimo tentativo di traghettare il Paese verso acque meno turbolenti la mancanza di una risposta di Raúl Castro.

L’articolista del “Clarín” sottolinea che non è chiaro chi abbia portato avanti i difficili negoziati. Chissà, azzarda, sono stati i diplomatici di alcuni paesi o, forse, i rappresentanti di organismi internazionali come, ad esempio l’Osa. Non esclude che possa essere stato qualche emissario del Vaticano o i rappresentati della Conferenza Episcopale Venezuelana.
Pare comunque che di tentativi per trovare una soluzione pacifica alla crisi ne siano stati fatti. E non pochi. Addirittura, Rubín segnala che il “Caso Venezuela” sia stato trattato dal cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, durante una recente visita in Russia. Castro non sarebbe contrario alla proposta del Vaticano, ma ad essa si opporrebbero l’ala radicale del Partito Comunista Cubano e i consulenti militari in Venezuela. Ma non solo.

L’Anc e il “Tradimento alla Patria”

La tesi dell’articolista del “Clarín” potrebbe trovare conferma nelle prossime decisioni dell’Assemblea Nazionale Costituente. Nessuna trama diplomatica costruita dal Vaticano, con l’aiuto o meno della Conferenza Episcopale Venezuelana, potrebbe portare ad un governo di transizione e ad un accordo di governabilità, senza un consenso tra le ali moderate dell’Opposizione e il “chavismo”. Qualora, come si teme, la Costituente dovesse decidere di ritirare l’immunità parlamentare a esponenti dell’Assemblea Nazionale per poi accusarli di “alto tradimento”, verrebbero a mancare nell’Opposizione le voci più autorevoli per traghettare l’accordo. Tra questi, Henry Ramos Allup, Julio Borges e Freddy Guevara. Cioè, gli esponenti di spicco dell’Opposizione oggetto dei continui attacchi del presidente Maduro, del vicepresidente del Psuv, Diosdado Cabello e, ora, anche del Procuratore Tarek William Saab.

Lilian Tintori assieme agli ambasciatori di Italia, Spagna e Germania
Lilian Tintori assieme agli ambasciatori d’Italia, Spagna e Germania

Che tre diplomatici europei, tra cui l’ambasciatore Silvio Mignano, abbiano accompagnato all’aeroporto l’italo-venezuelana, Lilian Tintori, mostra quanto profondo sia l’isolamento internazionale del presidente Maduro. Non importa che alla giovane moglie di Leopoldo López non sia stato permesso di lasciare il Paese. Neanche importa che non possa incontrare, com’era nella sua agenda, il presidente del governo spagnolo, Mariano Rajoy; la premier inglese, Theresa May; e il cancelliere tedesco, Angela Merkel. Quel che importa è che il governo Maduro resta sempre più solo.

La censura e la “Legge contro l’odio”

Soffocate per il momento, le manifestazioni di protesta; il governo cerca gli strumenti per ridurre al silenzio la rete. Da qui la fretta con cui pare che la Costituente voglia approvare la “Legge contro l’Odio”. Qualunque espressione contro il governo, qualunque opinione contraria ad uno dei poteri dello Stato potrebbe essere considerata “incitazione all’odio” e castigata.
D’altro canto, Conatel, attraverso provvedimenti amministrativi, ha chiesto agli operatori delle Tv via cavo e satellitare di oscurare i canali colombiani Rcn e “Caracol Tv”. Nel suo ruolo di censore, aveva fatto altrettanto nel 2014 con NYN24 e, quest’anno con il colosso dell’informazione “Cnn en Español” e “Tiempo Tv”.
La decisione di oscurare i canali televisivi colombiani RCN e “Caracol Tv” sarebbe stata motivata dalla copertura data alla fuga della Procuratrice destituita Luisa Ortega Díaz, prima, e alla polemica conferenza stampa offerta sempre dalla Procuratrice a margine del Summit dei Procuratori del Mercosur, poi.

Minacce di processi per “Tradimento alla Patria” ai leader dell’Opposizione, controllo della rete, censura di canali televisivi “scomodi”. Propositi, alcuni, realtà concrete altre. Iniziative, comunque, condannate dalla Conferenza Episcopale Venezuelana, da Ong, da esponenti del mondo politico e culturale nazionale, e da governi e organismi internazionali all’estero. Il governo del presidente Maduro sembrerebbe in affanno. Ancora non sono chiare le ripercussioni che avranno i provvedimenti imposti dal presidente Trump; provvedimenti che potrebbero spingere l’Ue a prendere misure economiche simili. Non si tratta più di sanzioni a singoli individui accusati di violazione dei Diritti Umani ma di provvedimenti che colpiscono l’intero Paese. Le conseguenze? Difficili da valutare. La crisi economica nazionale, l’isolamento del Paese, la riduzione delle esportazioni petrolifere, gli impegni assunti con i creditori cui è necessario far fronte per evitare il default pongono il governo con le spalle al muro. All’orizzonte sembrerebbe spirare aria di tempesta.
Mauro Bafile