Bitcoin senza freni, la Cina corre ai ripari

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Bitcoin senza freni

PECHINO. – La Cina scende in campo e dichiara guerra alla criptomoneta e alle pratiche giudicate ormai “fuori controllo” dell’offerta iniziale con moneta virtuale (Ico, initial coin offering) strutturata per la raccolta di fondi, ordinando il blocco immediato di tutte le relative attività. Le Ico funzionano come le ‘classiche’ Ipo, con la differenza che l’investitore, invece di avere una quota della società che si colloca, va a detenere un determinato quantitativo di moneta virtuale ‘coniata’ dallo stesso emittente che incassa il contante al servizio del finanziamento delle proprie attività.

Un fenomeno che, soltanto nell’anno in corso, ha garantito la robusta raccolta di risorse pari a 1,6 miliardi di dollari. E uno schema diventato sempre più popolare tra le startup che gli esperti, nonostante il blocco deciso dalla Banca centrale cinese, ritengono sia destinato a cadere prima o poi, almeno di fatto.

Sul suo sito la People’s Bank of China ha infatti spiegato di aver completato le sue indagini nelle offerte iniziali di criptomoneta arrivando alla conclusione della loro illegalità. Pertanto, saranno “severamente” punite e sanzionate “tutte le offerte future”, mentre i promotori che hanno già raccolto il denaro “devono provvedere” a restituirlo anche se non è definito come debba essere pagata la moneta posseduta dagli investitori. La Banca centrale ha aggiunto infatti che le piattaforme di trading non possono e potranno convertire la valuta virtuale in quella ufficiale.

Sulla scia della decisione di Pechino, il valore del bitcoin, la criptomoneta più diffusa, è crollato del 7,2%, attestandosi a 4.530,73 dollari. Un settore su cui l’occhio della vigilanza doveva prima o poi arrivare: la Cina, vista la mole e la propensione al rischio speculativo, ha deciso di prendere l’iniziativa. Secondo l’autorevole quotidiano finanziario Caixin, la Banca centrale è arrivata alla conclusione che “oltre il 90% dei progetti Ico potrebbero aver violato le leggi di raccolta di fondi o essere casi di frode”, con “la percentuale di progetti che stanno effettivamente raccogliendo fondi per gli investimenti che si attesta a meno dell’1%”.

Un rapporto del Comitato tecnico nazionale per la sicurezza finanziaria ha rilevato che 65 Ico cinesi hanno raccolto circa 2,6 miliardi di yuan (quasi 340 milioni di euro) da 105.000 cittadini finora nel 2017. Un trend rischioso e in grado di minare la stabilità finanziaria.

(di Antonio Fatiguso/ANSA)