Una bottiglia vino su quattro in meno, per siccità e clima pazzo

Pubblicato il 08 settembre 2017 da ansa

I cambiamenti climatici su scala globale e la siccità lasciano il segno anche sulla vendemmia

ROMA. – I cambiamenti climatici su scala globale e la siccità lasciano il segno anche sulla vendemmia in corso che dovrebbe attestarsi sopra i 40 mln di ettolitri, confermando peraltro il primato produttivo mondiale dell’Italia davanti a Spagna e Francia. Le stime vendemmiali, presentate da Unione Italiana Vini (Uiv) e Ismea per l’Osservatorio del Vino, prefigurano una perdita media del 26,1%, con punte di flessione in Valle d’Aosta (-32,5%), e al Centro-Sud e isole: Toscana -32,5%, Umbria -35%, Lazio -32,5%, Abruzzo -30%, Puglia – 30%, Basilicata -32%, Sicilia -35%, e Sardegna -35%.

Non va meglio ai nostri diretti concorrenti. I vignerons francesi, ha detto Ignacio Sanchez Recarte, segretario generale del Comité Européen Entreprises Vins (Ceev), si fermano a quota 37,2 mln di ettolitri in calo quest’anno del 18%, e in flessione costante (-17%) negli ultimi cinque anni. La Spagna produrrà 35 mln ettolitri mentre la vendemmia in Germania si dovrebbe attestare a 8,1 mln di ettolitri, in calo del 10%. In controtendenza il Portogallo che vede crescere del 10% la raccolta d’uva per un totale di 6,6 mln di ettolitri.

Tra i principali competitor nel mondo, nel 2017 produzione di vino stabile negli Usa; Australia +5%; Sud Africa +1,4%; Cile -10%; Argentina +10%.

“Il calo di produzione nella vendemmia in corso non ci lascia sereni e lavoriamo per trovare soluzioni, anche emergenziali. Ci siamo già attivati per un ulteriore finanziamento per il Fondo di solidarietà”, ha annunciato il vice ministro delle Politiche agricole Andrea Olivero.

”Una vendemmia decisamente complessa – ha commentato il presidente dell’Uiv Ernesto Abbona – coi cambiamenti climatici che stanno incidendo in maniera determinante sulle pratiche viticole. In pratica qui si vede il mestiere: perdite minori e maggiore qualità sono registrate nei vigneti curati professionalmente”. Da Nord a Sud, l’acqua e gli invasi sono il cruccio dei produttori.

Il siciliano Antonio Rallo chiede di “pensare al futuro: va modernizzata un rete di distribuzione fatiscente sia per gli usi civici che agricoli”. A Castello Banfi (Montalcino), ha detto il dg Enrico Viglierchio, “dagli anni 80 abbiamo investito in invasi e tecniche di irrigazione che coprono il 90% dei filari. L’irrigazione smart è oggi uno strumento qualitativo per il vino e ci ha permesso di ridurre le perdite al 20%”.

”Anche in queste condizioni estreme – ha aggiunto Abbona – la flessione produttiva ci sprona a lavorare per incrementare il valore del prodotto e dell’export. I primi mesi del 2017 – ha precisato – segnano un recupero del prezzo medio a litro ma va stabilizzato per la sostenibilità economica di tutti gli anelli della filiera”.

Il dg dell’Ismea Raffaele Borriello ha richiamato “attenzione alle polizze assicurative contro i rischi climatici anche per il settore vino. Un appello raccolto dal parlamentare Nicodemo Oliverio, capogruppo in commissione Agricoltura della Camera: stiamo lavorando a una risoluzione per le assicurazioni nel comparto vitivinicolo, ha annunciato. Nel 2016 il fatturato del settore Vino ha, secondo dati Uiv-Ismea, raggiunto i 12,8 miliardi di euro, valore che rappresenta il 9,7% del fatturato totale dell’industria alimentare.

(di Alessandra Moneti/ANSA)

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