Russia interviene nella ristrutturazione del debito venezuelano

Russia, ha assicurato il ministro, Antov Siluanov, aiuterà il Venezuela
Russia, ha assicurato il ministro, Antov Siluanov, aiuterà il Venezuela

 

CARACAS – Russia interviene e da una mano al governo del presidente della Repubblica, Nicolas Maduro. In effetti, nonostante continua ad aleggiare molta incertezza sulla ristrutturazione del debito estero venezuelano, para che ancora una volta il default possa essere evitato. L’intervento russo, sia con negoziazioni bilaterali sia con patteggiamenti nell’albito del Club di Parigi, darebbe nuovo ossigeno al governo del presidente Maduro.

Il ministro delle Finanze russo, Antov Siluanov, infatti, ha reso noto che è in conversazione per ristrutturare il debito venezuelano.

– Gli amici del Venezuela – ha detto il ministro – hanno chiesto la ristrutturazione. Siamo impegnati in tal senso, sia nell’ambito del Club di Parigi sia attraverso conversazioni bilaterali. Sono sicuro che arriveremo ad una soluzione che soddiferà tutte le parti.

Verso metà agosto, il leader dell’opposizione russa, Alexei Navalni, aveva assicurato che Russia finanziava il governo del presidente Maduro. E che non aveva alcuna intenzione di recuperare i quasi 9 miliardi di dollari concessi come credito al Paese. Sempre Navalni, poi, aveva speculato che quasi 3 miliardi di dollari concessi dalla Russia al Venezuela, stando all’ultima ristrutturazione, sarebbero stati riconsegnata solo nel 2019.

Russia e le sanzioni americane

Finora, il governo del presidente Maduro ha sempre onorato i propri obblighi. Ovvero, ha sempre rispettato le scadenze sia sul pagamento degli interessi che sul rimborso del capitale. Molta incertezza, tuttavia, aleggia sulla ristrutturazione dei debiti della compagnia petrolifera “Petroleos de Venezuela”.

In effetti, le sanzioni hanno ristretto ancora di più le opzioni di finanziamento del governo del presidente Maduro. I provvedimenti approvati dal Presidente Trump mettono al bando il trading del debito di Caracas. Cioè, alle istituzioni finanziarie americane è proibito acquistare e vendere nuovi bond emessi dal governo venezuelano e dalla holding petrolifera. Viene anche vietata la gestione di alcuni bond esistenti posseduti dal settore pubblico venezuelano oltre al pagamento di dividendi al governo stesso.

Gli esperti considerano che le sanzioni non faranno altro che esacerbare ”la già debole liquidità esterna del Paese”, aumentando allo stesso tempo le ”incertezze politiche” e le ”tensioni sociali”, ma anche ”aggravando la crisi economica”. L’intervento russo, d’altro canto, restituisce un po’ di tranquillità al governo e gli concede una boccata d’ossigeno.