Ocse: contributi su lavoro alti. Crescita inclusiva

crescita inclusiva
Crescita inclusiva
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Crescita inclusiva

ROMA. – Una crescita inclusiva, che non lasci indietro nessuno e che risani le diseguaglianze, crescenti, tra i vari Paesi, ma anche all’interno dei singoli Stati, in termini di reddito e distribuzione della ricchezza. E’ questo il nuovo obiettivo a cui i Paesi devono tendere. Una volta superata la fase più emergenziale della crisi, l’enfasi deve passare dalla crescita in sé all’inclusione e alla prosperità sociale.

A sollecitare il cambio di strategia è l’Ocse che invita i Paesi aderenti ad utilizzare la leva fiscale per favorire la ridistribuzione ed incoraggia quindi a ridurre la tassazione sul lavoro intervenendo sui livelli, ancora alti, della contribuzione previdenziale. Nel suo editoriale di introduzione al Rapporto sulla riforme fiscali 2017, il segretario dell’organizzazione, Angel Gurria, non nomina mai l’Italia, né alcun altro Paese, ma, volendo leggere tra le righe, l’Ocse fornisce due veri e propri assist al governo in vista della messa a punto delle legge di stabilità.

L’inclusione sociale è uno dei must del pensiero di politica economica del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che del resto dall’Ocse proviene. E la decontribuzione come forma di riduzione del cuneo fiscale per i giovani è una delle misure che Palazzo Chigi e il ministero del Lavoro stanno mettendo a punto con maggiore attenzione.

Il rapporto passa in rassegna le misure di tipo fiscale adottate nei vari Paesi dell’area negli ultimi anni. Quasi ovunque le tasse sono state utili per rilanciare l’economia. In Italia sono stati adottati super e iperammortamenti, è stata introdotta l’Iri al 24%, tagliando l’aliquota Iri, è stata abolita la Tasi, sono stati introdotti specifici incentivi per il rientro dei cervelli o tasse volte al trasferimento nel Paese dei ‘super-ricchi’.

Quest’anno non sono scattate le clausole sull’Iva che rimangono pendenti ancora sull’anno prossimo e sul 2019, malgrado l’intenzione del governo di neutralizzarle. Fin qui quello che è stato fatto. Senza entrare nello specifico delle esigenze di alcun Paese, l’Ocse dà quindi i suoi suggerimenti.

Più che a forme di reddito contro la povertà, come per esempio il Rei, secondo l’organizzazione è la tassazione progressiva ad essere “centrale per la ridistribuzione e per aiutare a ridurre le ineguaglianze”. Riforme fiscali che contribuiscono a rafforzare la progressività e la ridistribuzione giocheranno “un ruolo chiave” nel superare le grandi diseguaglianze odierne e “nel sanare il divario tra chi ha beneficiato della ripresa e chi no”.

Infine, “per quanto riguarda la tassazione sul lavoro, i contributi previdenziali rimangono alti in molti Paesi – dice esplicitamente Gurria – e ciò richiederà ulteriori azioni se l’onere fiscale complessivo sul reddito da lavoro deve essere ridotto e gli incentivi a lavorare migliorati”.

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