Libia, Haftar ringrazia l’Italia: “Il popolo libico soffre”

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Libia: Haftar ringrazia Italia
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Libia: Haftar ringrazia Italia

 

 

ROMA. – I ringraziamenti dopo le minacce di bombardamenti di inizio agosto. Il generale Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica, arriva a Roma ed ha parole di riconoscenza per l’Italia nei suoi incontri con i ministri di Difesa ed Interno, Roberta Pinotti e Marco Minniti.

La visita è l’ulteriore conferma che l’ex ufficiale gheddafiano è un interlocutore da cui non si può prescindere nel tortuoso percorso verso la stabilizzazione della Libia. Haftar ha anche visto i vertici dell’Aise ed il capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Claudio Graziano.

Il generale, a quanto riferito dalla Difesa al termine dei colloqui, ha ringraziato il ministro Pinotti, “per l’impegno italiano nel Paese nord-africano riconoscendone lo spirito collaborativo teso alla pacificazione della Libia”. In particolare, Haftar ha espresso “la sua riconoscenza per la disponibilità offerta dall’Italia nel settore sanitario, prendendo in cura i casi più delicati dei feriti libici, presso le strutture ospedaliere del nostro Paese”.

Ha poi ricordato “le sofferenze del popolo libico dopo sette anni di guerra e la necessità di una rapida soluzione che assicuri stabilità e unità della Libia”. Da parte sua, la titolare della Difesa è stata ben attenta a non urtare la suscettibilità dei diversi protagonisti della scena libica, in primis il premier del Governo di Accordo nazionale riconosciuto dall’Onu, Fayez al Serraj.

Pinotti ha infatti ribadito “il sostegno italiano alla strategia politica inclusiva dell’inviato dell’Onu Gassam Salamè per dare un ulteriore impulso al dialogo politico libico ed ha auspicato che tutte le parti possano contribuire efficacemente a tale strategia, escludendo qualsiasi soluzione militare”.

Ed ha sottolineato – dopo l’irritazione di Haftar ad agosto per l’annuncio della missione navale italiana a Tripoli – che “ogni iniziativa italiana di collaborazione si pone nel totale rispetto della sovranità della Libia, e in aderenza alle richieste libiche”.

Tanti gli interessi italiani nel Paese, dai migranti al petrolio, al terrorismo. Ci sono due missioni militari in corso: l’ospedale da campo a Misurata e la nave officina della Marina Militare a Tripoli ed un’altra potrebbe essere attivata ai confini sud del Paese. Tenere fuori Haftar con il suo Libyan national army ed il collegato Parlamento di Tobruk non è realistico, nonostante i ‘mal di pancia’ di Serraj e le ambizioni non sempre in controllo del generale.

Una consapevolezza che è ben presente anche nell’inviato delle Nazioni Unite che sta lavorando agli emendamenti da apportare all’Accordo politico libico siglato a Skhirat nel dicembre del 2015, tenendo conto anche dei desiderata del generale che da quell’intesa si era dissociato.

Proprio il terrorismo, con gli accresciuti rischi di infiltrazioni ed i flussi migratori, sono stati tra i temi toccati nei colloqui. L’esercito di Haftar ha combattuto le milizie dello Stato Islamico in Cirenaica ed è pronto a collaborare anche nel contrasto ai trafficanti di uomini.

(di Massimo Nesticò/ANSA)