Legge elettorale: solo 321 emendamenti, si vota da martedì

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Il risultato finale del voto di fiducia al governo Gentiloni all'interno dell'aula della Camera, Roma, 13 dicembre 2016. ANSA/ALESSANDRO DI MEO
Il risultato finale del voto di fiducia al governo Gentiloni all’interno dell’aula della Camera, Roma, 13 dicembre 2016.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

 

 

ROMA. – Sono pochi, per l’esattezza 321, gli emendamenti presentati alla legge elettorale in Commissione affari costituzionali della Camera, che da martedì mattina inizierà l’esame e il voto. Per il Rosatellum 2.0, dunque, si profila un cammino ordinato, almeno nella fase della Commissione e prima dell’Aula. Il che dovrebbe consentire una discussione di merito anziché una battaglia ostruzionistica. Fatto che fa dire al presidente della Commissione Andrea Mazziotti: “ci sono tutte le condizioni per lavorare bene”.

Chi si oppone, come M5s, Mdp o Sinistra italiana, farà sentire la propria voce. E già si è alzata forte quella di Massimo D’Alema (che ha definito incostituzionale la legge) e di Luigi Di Maio che parla di “attentato alla volontà popolare” per far fuori i 5 stelle. In ogni caso, ad indurre all’ottimismo non è solo il numero complessivo delle proposte di modifica, ma anche il fatto che siano limitati quelli dei quattro maggiori partiti che hanno siglato l’accordo: 31 dal Pd, 16 da Fi, 6 da Ap, ed uno solo dalla Lega.

Il capogruppo Dem Ettore Rosato ha detto che gli emendamenti del suo partito sono solo “aggiustamenti tecnici”, mentre il suo omologo “azzurro” Renato Brunetta ha precisato che Fi intende comunque concordare le eventuali modifiche: “l’obiettivo è andare in aula con emendamenti condivisi evitando l’errore dell’altra volta”, ha sottolineato.

Quindi è incerto il futuro di emendamenti di Fi come quello in base al quale in una coalizione, il capo del partito più votato diventa anche il leader della coalizione. Altre coalizioni, a partire da quella di centrosinistra, potrebbero voler regolare in modo diverso i rapporti interni, per esempio con primarie. Emendamenti limitati anche dagli oppositori del Rosatellum 2.0: 39 di M5s, 26 di Fdi, 28 di Mdp, 21 di Si.

I pentastellati e i bersaniani rilanciano il proporzionale, nonché una serie di proposte analoghe che intervengono su singoli aspetti del testo: introduzione delle preferenze o il voto disgiunto tra collegio uninominale e listini proporzionali collegati. M5s ha anche presentato un emendamento che ha suscitato l’ira di Fi: non si può essere indicati come “capo” di un partito al momento del deposito del simbolo, se si è incandidabili alla carica di deputato, come è per Silvio Berlusconi che è interdetto dopo la condanna del 2014.

“Il Rosatellum è assolutamente indecente, in alcuni aspetti immorale” ha tuonato D’Alema, che ha escluso accordi di desistenza sui collegi uninominali con il Pd, analoghi a quelli che nel 1996 l’Ulivo fece con il Prc. Le vere insidie giungeranno da emendamenti “minori”, magari sulle quote di genere, oppure sulle preferenze, su cui Fi non transige.

Questi rischi non verranno però corsi in Commissione, dove il voto è palese e le delegazioni dei partiti sono fidate. E’ l’aula a destare preoccupazione, con i suoi voti segreti che potrebbero essere 90. Per stringere i bulloni Fi ha già radunato i propri deputati, e il Pd lo farà mercoledì sera.

Si studiano anche meccanismi procedurali per evitare tali insidie, come gli emendamenti predittivi che ne fanno decadere molti altri, specie quelli pericolosi. Ma sono scelte delicate che potrebbero incattivire il clima e che verranno prese a ridosso dei lavori d’Aula.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)