Requiem per un dialogo. Regionali, iniziato il conto alla rovescia

Requiem per il dialogo. L'ultimo round tra Governo e Opposizione non ha mai avuto la possibilità di andare oltre a semplici enunciati di principio
Requiem per il dialogo. L'ultimo round tra Governo e Opposizione non ha mai avuto la possibilità di andare oltre a semplici enunciati di principio
Requiem per il dialogo. L'ultimo round tra Governo e Opposizione non ha mai avuto la possibilità di andare oltre a semplici enunciati di principio
Requiem per un dialogo. L’ultimo round tra Governo e Opposizione non ha mai avuto la possibilità di andare oltre a semplici enunciati di principio

 

CARACAS – Requiem per un dialogo che non ha mai avuto la possibilità di andare oltre a semplici enunciati di principio. Il governo si è sempre rifiutato di liberare i prigionieri politici o di rispettare l’indipendenza dei poteri. Semmai ce ne fosse stato bisogno, ne è riprova la disavventura dei giovani dell’Upel. E, naturalmente, l’annuncio del presidente Maduro, che ha reso noto che snobberà Parlamento e Costituzione e presenterà la sua Finanziaria all’Assemblea Nazionale Costituente. Dal canto suo, il Tavolo dell’Unità Democratica non poteva esigere meno per iniziare il dialogo. Gli annunci a sorpresa e ad effetto sono stati solo parte di una coreografia. Così come lo sono state le messe in scena nella vicina Repubblica Dominicana.

Intanto è iniziato il conto alla rovescia. Tra meno di 15 giorni si voterà il rinnovo delle autorità regionali. Per i 46 candidati con possibilità di trionfo non sarà una sfida facile. Non lo sarà per quelli del governo, che scommettono tutto sulle divisioni interne nell’Opposizione e la capacità propagandistica del Psuv. E non lo sarà per quelli del Tavolo dell’Unità Democratica, che temono lo spettro dell’astensione.

I sondaggi, tutti i sondaggi, indicano un trionfo indiscutibile dell’Opposizione, i cui candidati dovrebbero affermarsi in almeno 20 Stati. Ma, si sa, i sondaggi a volte non sono affidabili. L’esperienza degli ultimi anni insegna che non sempre sono il riflesso della realtà. Per l’Opposizione, nei prossimi 15 giorni, il cammino sarà tutto in salita. E’ il Consiglio Nazionale Elettorale ad avere il controllo del prossimo appuntamento elettorale. Ne stabilisce le regole del gioco che può cambiare come e quando crede opportuno. Il governo, poi, potrebbe neutralizzare i candidati avversari, in particolare quelli degli “Stati chiave”, con l’aiuto dell’Alta Corte.

Nonostante la strada sia irta di difficoltà, il Tavolo dell’Unità Democratica non può che percorrerla. Il Governo, nei prossimi 15 giorni, sicuramente impiegherà tutti gli strumenti di propaganda politica per sostenere i propri candidati.

Lo squilibrio è evidente. Qualunque pretesto sarà buono per trasmissioni a rete unificate con le quali promuovere i candidati filogovernativi. E poi, si prevedono, nei prossimi giorni, provvedimenti a sorpresa. Ad esempio, circolano con sempre più insistenza voci di un ennesimo aumento del salario minimo o, più plausibile, l’estensione del “cestaticket” ai pensionati. Il cestaticket è un buono per acquistare generi alimentari e medicine che accompagna lo stipendio, senza gravare sul calcolo dei contributi che l’azienda deve versare. Da scartare, invece, la possibilità di un nuovo “Dakazo”. Ovvero, la possibilità che il governo obblighi a qualche grande magazzino a vendere elettrodomestici, o altri prodotti, a prezzo stracciato. E per una semplice ragione: i grandi magazzini non hanno prodotti in deposito. Si tratta, quindi, di provvedimenti di carattere populista che, lungi dal risolvere il problema economico delle famiglie, lo aggraverebbero provocando maggiori pressioni sui prezzi.

 

Cresce la denutrizione infantile

 

La crisi economica in Venezuela è sempre più grave. Non si manifesta solo attraverso la contrazione del Pil, la chiusura di fabbriche e di negozi, la mancanza d’alimenti e medicine o l’incremento esponenziale dell’inflazione, ma soprattutto attraverso l’aumento della denutrizione infantile che, in Stati come Miranda, Vargas e Zulia assume caratteristiche di vera emergenza umanitaria.

Uno studio della Caritas, condotto in 32 rioni e una popolazioni di oltre 10 milioni di cittadini, rivela cifre a dir poco allarmanti. Ad esempio, il 68 per cento dei bambini con meno di 5 anni soffre di denutrizione. Il 14,5 per cento, di denutrizione da moderata a severa. Sono cifre che dovrebbero muovere alla riflessione. E’ “vox-populi” che negli ospedali la mortalità infantile per denutrizione continua a crescere. Nascondere le statistiche, proibire la loro diffusione, non contribuisce a risolvere il problema.

Sempre stando a cifre di autorevoli Ong, è in aumento il numero di famiglie in cui si consumano solo due pasti al giorno o, addirittura, solo uno. E poi sono sempre più i venezuelani che si alimentano con cibo che rimediano nei bidoni della spazzatura. Tanta povertà non si era mai vista nel Paese, né era stata mai documentata da organismi, università e istituti di ricerca di grande prestigio.

 

Lo spettro del default

 

Mentre cresce la denutrizione e le famiglie fanno fatica a sbarcare il lunario, il paese, nell’ambito economico, continua a mantenere fede agli impegni con l’estero. Gli analisti della Banca di Investimento “Torino Capital” stimano che tra il 2017 e il 2019, il Venezuela pagherà circa 54 miliardi di dollari ai creditori all’estero.

Nel dossier titolato “Venezuela This Week”, “Torino Capital” sostiene che il Paese, nei prossimi mesi, dovrà pagare circa 6,5 miliardi di dollari. E lo farà. Meno probabile è che possa ripetersi negli anni successivi. Nel 2018, il debito si stima in 22,5 miliardi di dollari e nel 2019, in 25,2. Sono cifre da capogiro che mostrano come .  D’altronde, “Torino Capital” reputa che il debito supera abbondantemente la capacità del paese di produrre valuta. Ma segnala anche che, in molti casi, il suo pagamento potrebbe essere riprogrammato opportunamente e rinviato. In altri, invece, non si scarta la possibilità di sequestro dei beni dello Stato all’estero.

Per il momento, il governo del presidente Maduro è riuscito a rispettare gli impegni con i creditori. Vedremo se potrà fare altrettanto nelle prossime scadenze, in vista anche delle sanzioni economiche degli Stati Uniti e del Canada e, probabilmente, anche dell’Ue.

Mauro Bafile

 

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