Il killer di Las Vegas aveva un arsenale, mistero sul movente

(Killer Las Vegas aveva arsenale
(Killer Las Vegas aveva arsenale

 

 

NEW YORK. – Un vero e proprio arsenale, ma il movente resta un mistero. A due giorni dalla strage di Las Vegas, la più sanguinosa della storia moderna americana, un Paese intero si interroga del perché un ricco e tranquillo pensionato di 64 anni abbia deciso di compiere un tale massacro. Questo dopo aver accumulato nel tempo un numero impressionante di pistole e fucili d’assalto: come se ad entrare in azione dovesse essere un commando, e non un lupo solitario.

Tra l’abitazione del killer e la camera al 32/piano del Mandalay Bay Hotel – dove alloggiava e da dove ha sparato – sono state rinvenute ben 42 armi da fuoco. Con sé Stephen Paddock ne aveva portate 23, per usarle contro la folla inerme che partecipava a un festival di musica country, dopo aver rotto i vetri della finestra con un martello.

E per ottenere un effetto più devastante – spiegano gli esperti – l’uomo ha probabilmente modificato un fucile semiautomatico Ak-47 (sul tipo di quelli usati in guerra) in una micidiale arma automatica: basta premere il grilletto per sparare a ripetizione una quantità impressionante di proiettili, più di dieci al secondo. Tutti a segno con una precisione chirurgica, nonostante tra il cecchino e il piazzale della strage ci fossero più di 300 metri di distanza.

Si spiegherebbe così il pesantissimo bilancio: 59 morti e oltre 527 feriti. Ma non è tutto. Nell’auto di Paddock, parcheggiata sotto il resort che domina l’iconica Strip di Las Vegas, sono state trovate sostanze chimiche utilizzate di solito per la realizzazione di esplosivi, come il nitrato di ammonio. Rinvenute anche quantità di tannerite, composta da nitrato e percolato di ammonio. Tutti composti comunque usati anche nei poligoni di tiro, frequentati dal killer.

Inoltre nella sua abitazione di Mesquite, ‘buen retiro’ per pensionati benestanti e amanti del gioco, gli investigatori hanno trovato anche delle apparecchiature elettroniche. Tutta da appurare, però, l’ipotesi che Paddock avesse intenzione di fabbricare degli ordigni artigianali.

Ma la cosa che più frustra gli investigatori in queste ore è l’avere a che fare con il profilo anomalo del killer, quello di una persona senza alcuna apparente motivazione che possa giustificare una tale carneficina. Per questo è caccia anche al più piccolo dettaglio, mentre si scava a fondo nel suo passato.

“E’ una persona malata”, lo ha liquidato il presidente Donald Trump, accantonando definitivamente la pista del terrorismo internazionale. Ma al momento non si hanno elementi a sostegno della tesi secondo cui Paddock soffrisse di disturbi mentali. Così come non trova per ora fondamento l’ipotesi che Paddock, amante delle scommesse e del gioco d’azzardo, potesse avere accumulato dei debiti.

Dal racconto del fratello, invece, emerge la figura di un ricco investitore, che in passato aveva accumulato molti soldi operando nel settore immobiliare. Certo è che Paddock non potrà raccontare la sua versione. Le ultime ricostruzioni confermano il suicidio, dopo che l’uomo ha sparato attraverso la porta della camera d’albergo. Poco dopo l’irruzione di un team composto da sei teste di cuoio che lo hanno cercato piano per piano, e alla fine stanato.

(di Ugo Caltagirone/ANSA)