Fmi promuove il Pil dell’Italia, ma resta il nodo del debito

Pubblicato il 10 ottobre 2017 da ansa

fmi

Christine Lagarde,. ( (ANSA/AP Photo/Jose Luis Magana)

NEW YORK. – Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) promuove l’Italia. La crescita del Belpaese viene rivista al rialzo all’1,5% quest’anno e all’1,1% il prossimo ed è accompagnata da un calo della disoccupazione, che però resta a due cifre.

Progressi importanti in un quadro di accelerazione della ripresa a livello globale, anche se restano due nodi da sciogliere: da un lato l’elevato debito pubblico, che il Fmi stima al 133% nel 2017, e dall’altra parte i crediti deteriorati: ne ha in pancia il 30% dello stock di Eurolandia.

“L’Italia ha compiuto enormi progressi nel riformare il settore finanziario”, ma resta il problema dei non performing loan che limitano l’erogazione del credito, afferma il capo economista del Fmi Maurice Obstfeld. ”Non ci sono alternative”: la questione dei crediti deteriorati va affrontata anche se può essere dolorosa per le banche, aggiunge citando il caso positivo di Unicredit e della sua raccolta di capitale.

L’invito è quindi a fare di più sul fronte finanziario. E si tratta di un invito che riguarda tutta Eurolandia, sulla scia di quello della Bce: i crediti deteriorati nell’area euro restano elevati, al 5,7% nel primo trimestre, con punte di oltre il 10% in sei paesi.

In Italia a fronte di una crescita che prende slancio, pur restando la più bassa fra i paesi del G7 insieme al Giappone, resta anche da risolvere il nodo del debito. Il Fondo lo stima salire quest’anno al 133% dal 132,6% del 2016. Nel 2018 invece si assisterà a un calo sostenuto al 131,4%. I dati sono superiori a quelli del governo che, nella nota di aggiornamento del Def, prevede un debito in calo nel 2017 al 131,6% e al 130% nel 2018.

L’istituto di Washington prevede un deficit al 2,2% del pil nel 2017 e all’1,3% nel 2018. L’accelerazione dell’Italia, dove l’Istat certifica un aumento della produzione industriale in agosto del 5,7%, arriva in un contesto di rafforzamento della crescita economica globale.

Il Pil del mondo è rivisto al rialzo dal Fmi al 3,6% nel 2017 e al 3,7% nel 2018, spinto da Eurolandia, Cina e Stati Uniti. Ma il Fmi invita a non mollare la presa perché sulla ripresa ci sono “rischi seri” fra i quali il protezionismo e l’inflazione bassa, in molti paesi ben lontana dal target del 2% fissato dalle banche centrali. I prezzi continuano infatti a essere sotto pressione con la crescita dei salari al palo, che complica il quadro di azione politica allontanando la popolazione “disincantata” dalle istituzioni.

In Eurolandia, che crescerà quest’anno del 2,1%, l’inflazione raggiungerà il 2% nel 2022, attestandosi all’1,5% e all’1,4% nel 2017 e nel 2018. Secondo il Fmi al di la’ degli npl, che rischiano di riaccendere tensioni, c’e’ il rischio Spagna: la situazione del paese alle prese con la richiesta di indipendenza della Catalogna “preoccupa”, “crea incertezza” con il rischio di contagio del Portogallo e di altri paesi.

Di fronte a questo quadro il Fmi sprona a ”non compiacersi” perché la ”ripresa è incompleta”: di fronte a ”problemi globali serve cooperazione globale” dice l’istituto in quello che, insieme al rifiuto del protezionismo, sembra essere un messaggio al presidente americano Donald Trump.

(di Serena Di Ronza/ANSA)

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