Istat: l’economia illegale vale 208 miliardi di euro nel 2015. 11,8 miliardi dalla droga

Due operai al lavoro in un cantiere edile a Pisa, 10 luglio 2012 . ANSA/FRANCO SILVI
Due operai al lavoro in un cantiere edile a Pisa. ANSA/FRANCO SILVI

 

 

ROMA. – Il volto oscuro dell’economia tra droga, prostituzione, contrabbando, evasione fiscale e lavoro nero vale il 12,6% del Pil in Italia: 208 miliardi di euro nel 2015. L’Istat prende le misure a quell’economia “non osservata” composta dal sommerso e dalle attività illegali e scopre un mondo in trasformazione, dove cala il valore dell’evasione, ma aumenta il lavoro nero fino a coinvolgere 3,7 milioni di persone, e cresce il traffico di stupefacenti, che muove 11,8 miliardi di euro.

Il risultato complessivo è quello di “una brusca diminuzione” dell’economia non osservata, dopo anni di espansione: nel 2015 sommerso e traffici illegali generano quasi 5 miliardi di valore aggiunto in meno rispetto al 2014 e il loro peso rispetto al Pil cala di mezzo punto percentuale, attestandosi poco sotto al livello del 2012. I progressi sono dovuti alla sfera del sommerso, che vale oltre 6 miliardi in meno (per un totale di 190 miliardi), e in particolare alla riduzione delle false dichiarazioni delle imprese al fisco per occultare parte del reddito.

Ma i passi avanti sono contrastati dal peso del lavoro nero, che continua a crescere e rappresenta per l’Istat “una caratteristica strutturale” dell’economia italiana: tra il 2012 e il 2015 il ricorso al lavoro non regolare da parte di imprese e famiglie è cresciuto del 5,2% e l’ultimo anno del triennio ha visto un ulteriore aumento dell’1,6%.

Il tasso di irregolarità – che calcola il peso delle unità di lavoro non regolari sul totale – è al 15,9% ma sfiora il 50% (47,6%) nei servizi alla persona ed è sopra la media anche in agricoltura (17,9%), nelle costruzioni (16,9%), nel commercio, nei trasporti e nel turismo (16,7%).

Questi numeri preoccupano il sindacato. Il lavoro nero “è una piaga che continua implacabilmente a persistere”, commenta il segretario confederale della Uil Guglielmo Loy, che chiede un “sistema di vigilanza e sanzionatorio moderno ed efficace che venga visto come un deterrente”. Nel 2016, ricorda Loy, le ispezioni hanno riguardato poco più di un’azienda su dieci, tra quelle con dipendenti censite dall’Inps, e i controlli sono addirittura diminuiti dagli oltre 220mila del 2014 fino a 192mila.

La maggioranza, per voce della responsabile Lavoro del Pd, Chiara Gribaudo, manifesta invece la volontà di combattere il lavoro nero con due strade “la prima è quella dei controlli, ma la seconda e più importante è quella della semplificazione e della convenienza del lavoro legale”, spiega la deputata ricordando che “rendere i contratti più semplici e fruibili è stata una delle sfide del Jobs act”, ma “ancora molto può essere fatto dal punto di vista burocratico”.

Gli ultimi dati Istat permettono di fare luce anche sul valore dei traffici criminali, che risultano in lieve aumento fino a 15,8 miliardi di euro, 200 milioni in più rispetto al 2014. La spinta arriva dal traffico di stupefacenti, che da solo conta per poco meno del 75% delle attività illegali analizzate, e sale da 11,6 miliardi a 11,8 miliardi nel 2015. La prostituzione, invece, genera affari per 3,6 miliardi, di poco inferiori ai 3,7 miliardi dell’anno precedente, e il contrabbando di sigarette vale circa 400 milioni, circa 100 in più rispetto al 2014.

(di Chiara Munafò/ANSA)