Il referendum apre la sfida alla leadership del centrodestra

Giorgia Meloni, Silvio Berlusconi e Matteo Salvini
Giorgia Meloni, Silvio Berlusconi e Matteo Salvini

 

 

ROMA. – Giusto il tempo di terminare la conta dei sì al referendum per l’autonomia di Veneto e Lombardia che nel centrodestra si torna a parlare della leadership della coalizione. Il ‘patto’ tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini prevede che il leader verrà indicato dal partito che prenderà più voti. Ma, il risultato della consultazione popolare ed in particolare il pacchetto di voti ottenuto da Luca Zaia in Veneto spariglia le carte non solo all’interno del Carroccio ma anche nell’equilibrio tra i partiti della coalizione.

L’ipotesi che il governatore del Veneto possa avere un ruolo di primo piano non è nuova, anzi, c’è chi non esclude che alla fine possa essere lui alla guida della coalizione. Il diretto interessato smentisce anzi bolla come “manfrine” le voci di una sua investitura a livello nazionale e chiarisce di non “poter lasciare un presidio come il Veneto. Io non vado da nessuna parte”.

Alla smentita di Zaia segue quella del leader del Carroccio Matteo Salvini. Già perchè oltre ad un ruolo sulla scena nazionale, il ‘peso’ di Zaia potrebbe avere delle ripercussioni anche all’interno del Carroccio: “Rido quando leggo certe ricostruzioni di divisioni. Quelli che dicevano che la linea della Lega avrebbe trovato dei problemi al Nord non ha capito un accidente”.

E sarà anche vero che dentro la Lega gli equilibri rimarranno inalterati, ma forte del consenso ottenuto (60% in Veneto rispetto al 40% di Maroni in Lombardia) il governatore dei veneti ha già iniziato a ‘battere cassa’ con palazzo Chigi in merito alle richieste per l’autonomina della sua Regione.

L’idea che sia solo la Lega a beneficiare del risultato referendario non piace a Forza Italia. La linea è quella di non alimentare nessuna polemica o competizione ma da Arcore Silvio Berlusconi in una nota fa sapere di essere “soddisfatto” per il risultato ottenuto chiarendo però che la consultazione popolare non è contro l’unità nazionale “che per noi è sacra, ribadisce il Cavaliere.

Nel partito però gli animi sono agitati. A preoccuparsi sono diversi dirigenti azzurri, in particolare la pattuglia dei parlamentari meridionali, convinti che l’esito referendario rappresenti un tassello ulteriore dell’opa lanciata dalla Lega sul resto della coalizione. Chi invece prova a ridimensionare la portata referendaria è Giorgia Meloni.

La leader di Fdi anche nelle scorse settimane ha preso le distanze dal referendum sull’autonomia e ad urne chiuse ha invitato gli alleati a raffreddare gli entusiasmi evidenziando come le percentuali raggiunte non rappresentino sicuramente un plebiscito.

La leader di Fdi rinnova l’invito a Berlusconi e Salvini di fissare la data di un incontro ribadendo anche l’intenzione di non voler lasciare che la corsa alla leadership si riduca solo a due contendenti: “Mi dicano il metodo e noi siamo pronti a correre con le nostre bandiere”.

(Di Yasmin Inangiray/ANSA)