Messico, Croce Rossa: “La violenza criminale è come una guerra”

 

CITTA’ DEL MESSICO.- L’impatto della violenza scatenata dalla criminalità organizzata in Messico “è simile a quello sofferto dalle popolazioni in paesi che si trovano in stato di guerra”. Lo ha detto il direttore della Croce Rossa internazionale, Peter Maurer, in una serie di interviste con la stampa del paese nordamericano.

“Ciò che noi abbiamo proposto al governo messicano è stato di trarre vantaggio della grande esperienza che abbiamo in materia di situazioni belliche e delle conseguenze che provocano”, ha sottolineato Maurer, aggiungendo che “alcune delle risposte che abbiamo fornito alle autorità potrebbero essere considerate”.

Il responsabile della Croce Rossa si è riferito ad esempi specifici, come l’ondata di violenza registrata nello stato di Tamaulipas (Nordest del paese) durante le ultime settimane, con forti scontri a fuoco sul Rio Bravo – che segna la frontiera con gli Usa – nei quali sono morte almeno 8 persone.

“Sono stato a Tamaulipas, il giorno dopo una giornata molto violenta, e le scuole, per esempio, erano chiuse”, ha segnalato Maurer, secondo il quale “ciò che ci preoccupa particolarmente è che la violenza sta interrompendo i servizi sociali basilari nelle comunità”.

Almeno 200 mila persone sono morte, altre 30 mila sono considerate “desaparecidos” e 250 mila si sono dovute rifugiare in regioni meno violente durante il cosiddetto “decennio violento” scatenato nel 2006 dal governo dell’allora presidente, Felipe Calderón, con l’uso delle Forze Armate nella lotta contro le bande criminali.