Libro bianco della lingua italiana nel mondo 2017

                               

 

ROMA – Per l’evento “L’italiano nel mondo che cambia 2017”, è stato presentato a palazzo Firenze a Roma, questo utilissimo libro che contiene aggiornamenti, analisi e strategie sull’insegnamento e diffusione della lingua italiana all’estero.

Questo volume è il frutto della raccolta di dati, sia della rete diplomatico-consolare e degli Istituti Italiani di Cultura, che della collaborazione dei membri dell’Associazione CLIQ (Società Dante Alighieri, Università per Stranieri di Perugia, Università per Stranieri di Siena, Università Roma 3) e delle scuole private aderenti all’Associazione ASILS.

È di oltre due milioni divisi in 115 Paesi, il numero degli studenti che studiano l’italiano nelle varie scuole pubbliche e private, associazioni, università e istituti. Questa è già la quarta edizione realizzata dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperzione Internazionale, un importante strumento che promuove differenti forme con le quali la lingua italiana viene diffusa.

Attualmente con la continua attenzione nel censire la quantità degli studenti, si evitano le imprecisioni e si ottengo dati più concreti. Per esempio, c’è stata una diminuzione di 26.133 studenti in Croazia (-30%), un aumento di 34.627 studenti censiti in Serbia (+1731%) e il cambiamento di posizione della Germania (-99.643 studenti, pari al 29,52%), ora terzo Paese al mondo dopo Australia (-11.655 studenti, pari al 3,58%) e Francia.

Nei differenti cambiamenti bisogna considerare le caratteristiche di ogni singolo Paese. Per esempio in Egitto, le autorità locali hanno concesso i dati di solo 4 dei 9 Governatorati dove si insegna la nostra lingua, come conseguenza dei 124.925 alunni censiti, nel 2016 il totale non supera i 76.149 ed è evidente la inesattezza del dato. Questa situazione si è ripetuta anche in altri Stati: Uruguay (-41,17%, pari a 4.685 studenti), Venezuela (-25%, pari a 4.550 studenti), dovuto alle difficoltà delle Sedi nel condurre la raccolta e nei Paesi Bassi (-28%, pari a 2.157 studenti) per il mancato riscontro da parte di alcune scuole pubbliche e private attive.

Mentre in Australia (-3,58%, pari a 11.655 studenti), la concorrenza di lingue considerate più competitive da un punto di vista lavorativo, ha influenzato le variazioni nelle scuole pubbliche e università. Per concludere abbiamo il caso dell’Argentina, dove la diminuzione di 11.381 studenti (-12%) si deve alla riduzione degli Enti Gestori dei corsi di lingua e cultura italiani operanti nel Paese, passati da 21 nel 2015 a 12 nel 2016.

Una diminuzione del -7.50% rispetto l’anno scorso, si rimonta soprattutto alla difficoltà nel ricevere dati constanti e aggiornati. Dall’altra parte invece, ci sono miglioramenti nelle statistiche degli studenti universitari (+3,66%, pari a 8.287 unità), dei corsi dei lettori (+12,40%, pari a 2.778 unità) e dei corsi tenuti dagli Istituti Italiani di Cultura (+1,11%, pari a 785 unità). Dati positivi soprattutto in Brasile (+4,96%, pari a 3.327 studenti), in Ecuador (+166,19%, pari a 2.654 studenti) negli Emirati Arabi Uniti (+587,88%, pari a 388 studenti), Federazione Russa (+24%, pari a 1.819 studenti) e Israele (+32%, pari a 641 studenti), grazie alle politiche di promozione della lingua effettuate in tali Paesi.

Da questi dati si può rilevare che la maggior parte degli studenti si trova nelle scuole pubbliche (circa 56% del totale, pari a 1.164.434 studenti). Evidenziando il bisogno di incentivare, dove possibile, l’istituzione e l’ampliamento di sezioni bilingue fin dalle scuole dell’infanzia e primarie.

Angelo Di Lorenzo

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