Alfano all’ultimo bivio. Sale la pressione per unirsi al centrodestra

Il ministro ha precisato che questo è “un importante risultato perché la questione dei crediti vantati dalle nostre aziende in Venezuela e Libia rappresenta una priorità per la Farnesina".
Il ministro ha precisato che questo è “un importante risultato perché la questione dei crediti vantati dalle nostre aziende in Venezuela e Libia rappresenta una priorità per la Farnesina".
Angelino Alfano

 

 

ROMA. – Nulla, dopo il voto siciliano, sarà più come prima: i centristi di Ap, scottati dalla sconfitta in una delle loro roccaforti, si avviano all’ultimo bivio del loro sentiero politico e lo fanno camminando sui carboni ardenti, in un contesto segnato da malumori interni e dalla crescente preoccupazione che, alla prossima legislatura, il partito possa sparire.

Un partito che, per ora, continua a vedere due anime: la prima, ormai da tempo e nonostante i risultati in Sicilia, continua a guardare al Pd; la seconda ha messo in campo un pressing crescente affinché Ap viri in direzione centrodestra. Di fronte agli oltre 1700 delegati della conferenza programmatica i primi nodi verranno al pettine.

Ma il coordinatore di Ap, Maurizio Lupi, prova a sterilizzare in anticipo lo scontro rimandando una decisione definita alla Direzione di partito, da convocare “rapidissimamente”. Nelle pieghe dei panel sul programma – sarà il ministro degli Esteri Angelino Alfano ad aprire la giornata e il leader centrista resterà alla convention per l’intera giornata – da subito, però, emergerà il grande nodo del destino dei centristi.

Un destino che sconta l’ira dei “siciliani” per la performance alle Regionali dove, ragionano diversi esponenti centristi, andando da soli Ap avrebbe almeno raddoppiato i suoi punti finendo per essere determinante anche all’Ars. E ad accrescere la rabbia c’è anche quel 7% dell’Udc.

Per ora, tuttavia, i vertici invitano alla prudenza. E Lupi spiega che in Direzione si voterà “partendo dalla nostra identità e arrivando alla collocazione politica”. Mentre sulla scelta da prendere le sue parole sono chiare: con il Rosatellum la “coalizione è possibile ma non è una scelta forzata oppure andremo da soli, con coraggio e a testa alta”.

E quell’ “andare da soli” per diversi centristi fungerebbe quasi da preambolo ad un alleanza con FI. Il tema, si fa notare in Ap, è che Silvio Berlusconi non vede di buon occhio un ritorno degli ex. Anche se, su questo punto, emerge una divergenza: per il gruppo più vicino ad Alfano sarebbe tutto il partito ad essere “indigesto” all’ex premier e un ritorno alla casa del centrodestra implicherebbe uno scioglimento del partito; per un’altra parte di Ap, invece, il veto di FI sarebbe solo per Alfano.

Problemi che, alla parte di Ap che guarda ad un centrosinistra in chiave riformista e anti populista, non interessano. E tra questi, anche il voto in Sicilia assume ben altro colore: “Il 4,1%? Magari lo raggiungessimo in Italia”, spiega Fabrizio Cicchitto.

(di Michele Esposito/ANSA)

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