Da Cannavaro a Tardelli, campioni uniti: “Via tutti”

Gianluigi Buffon e Gian Piero Ventura. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO
Gianluigi Buffon e Gian Piero Ventura.
ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

 

ROMA. – Il giorno dopo il flop mondiale, il dibattito sulle cause che hanno determinato il ‘fallimento Nazionale’ s’infiamma. Scendono in campo ex ct, ex campioni del mondo, ‘monumenti del calcio italiano’, presidenti di club e chi più ne ha ne metta.

C’è chi spara su Tavecchio e chi su Ventura; chi, invece, con una stilettata, li colpisce entrambi. Marco Tardelli, iridato a Spagna ’82, sostiene che, “se avesse la stessa dignità di Abete, Tavecchio dovrebbe andarsene”.

“Se giochi le partite in questo modo e non fai gol, puoi non andare al Mondiale – le parole di Urbano Cairo, che Ventura lo ha avuto al Torino -. Va fatta veramente una rifondazione adesso. Alla fine di questa avventura non ho visto il Ventura che conoscevo. Mi è sembrato di vedere quasi un ospite più che un ct”. Poi, sul suo pupillo Belotti, è lapidario: “Il suo Mondiale ora deve essere il campionato”.

Sorpreso e deluso anche Diego Armando Maradona che si dice “dispiaciuto molto che l’Italia resterà fuori dal Mondiale. Gli italiani hanno sempre dato colore alle coppe del mondo. E’ triste che l’Italia, una grande, una delle nazionali storiche, sia stata lasciata fuori dal Mondiale di Russia…”.

Senza peli sulla lingua, Paolo Cannavaro, fratello di Fabio e attuale difensore del Sassuolo. “Il mondiale non l’abbiamo perso contro la Svezia – attacca -. L’abbiamo perso 15 anni fa quando, grazie a un ‘magna magna’ degli addetti ai lavori, arrivavano in Italia bidoni da ogni parte del mondo a soffiare ingiustamente il posto ai nostri ragazzi. Via le mummie del calcio italiano”.

Arrigo Sacchi confessa di avere previsto tutto: “Questa sconfitta non è arrivata improvvisamente, perché noi arriviamo da due Mondiali disastrosi. La formazione giusta è figlia di tante valutazioni e Insigne non è un giocatore che risolve le situazioni. L’Italia ha un problema culturale. In queste situazioni si cerca sempre il capro espiatorio. Ancelotti? È un grande, ma vogliamo aiutarlo?”.

“Sono dell’avviso che bisogna cambiare pagina – spiega un altro campione del mondo dell’82, Antonio Cabrini – trovare i responsabili di questa situazione e di questa gestione. Purtroppo non ci possiamo permettere di raggiungere grandi traguardi, abbiamo ragazzi italiani anche interessanti che stanno in panchina ogni domenica. Sono stati commessi tanti errori dai vertici federali”.

“Non so se con me a capo della Figc le cose sarebbero andate diversamente. Mi sono messo a disposizione nel 2014, dopo un percorso di otto anni. Oggi giudicare l’operato di qualcuno è la cosa più semplice. Ma ora, da esterno, credo sia il momento di capire quali sono state le cause, avere il coraggio di cambiare”, fa notare Demetrio Albertini, candidato nel 2014 alle elezioni della Figc.

“Da dove partirei? Un bel progetto sportivo è la cosa più importante”, aggiunge. “Adesso – conclude – bisogna avere il coraggio di cambiare. Un nome per la panchina? Mi viene in mente Ancelotti”.

“Le mancate dimissioni di Ventura paragonate con le mie post-Europeo? Nel mio caso ci sono state delle riflessioni – racconta Dino Zoff – penso che quello che ho fatto andava fatto. Di Ancelotti non occorre che parli bene io”. Chiude Aurelio De Laurentiis: “Inutile chiamare Insigne se non lo si fa giocare”.