Cile al voto con il centrosinistra diviso, Piñera favorito

El presidente electo de Chile, Sebastián Piñera, afirmó que su gobierno tendrá como prioridad ayudar a aliviar la crisis humanitaria que vive nuestro País
El presidente electo de Chile, Sebastián Piñera, afirmó que su gobierno tendrá como prioridad ayudar a aliviar la crisis humanitaria que vive nuestro País
Sebastian Piñera

 

SANTIAGO DEL CILE. – Apatia, astensionismo e persino qualche rissa in tv. E’ un Cile diverso dal passato recente, meno compassato e con i nervi tesi, quello che si appresta a votare domenica nel primo turno delle presidenziali, che vedono il conservatore Sebastian Piñera quale favorito.

Oltre al nome del probabile successore della presidente uscente Michelle Bachelet, l’altro dato politico chiave del voto (il ballottaggio è in programma il 17 dicembre) è l’implosione avvenuta fra le diverse anime del centrosinistra. Crisi che finirà per spianare la strada della ‘Moneda’ proprio a Piñera, tra i più ricchi uomini d’affari del mondo.

Secondo i sondaggi, l’ex capo di Stato ha quasi il 45% dei voti, non lontano quindi dalla magica soglia del 50% delle preferenze. L’altro protagonista delle elezioni è il candidato della coalizione di centrosinistra Nueva Mayoria, il giornalista Alejandro Guillier (19,7%), seguito a distanza da Beatriz Sanchez (8,5%), anch’essa cronista e rappresentante del Frente Ampio, un cartello con diversi gruppi di sinistra.

Il distacco tra Piñera (67 anni) e Guillier (64) è consistente: dopo un primo mandato tra il 2010 e il 2014, l’imprenditore accarezza quindi a ragione il ritorno alla presidenza. Le chances di Piñera sono il riflesso di un fronte conservatore (e di una destra erede di Pinochet) che in Cile è sempre stato forte.

Ma a pesare sarà anche la crisi di Nueva Mayoria, coalizione nata sulla scia della Concertación, che ha a sua volta traghettato con saggezza il paese nella lunga transizione verso la democrazia. Nueva Mayoria è infatti spaccata tra il socialismo e la Democrazia Cristiana rappresentata da Carolina Goic (6%).

Degli altri quattro candidati, due saranno determinanti nel caso di un ballottaggio. Il primo è José Antonio Kast, cattolico vicino alla Unión Democrática Independiente che di fatto rivendica l’eredità ‘pinochetista’, accreditato del 5%, una manciata di voti che potrebbe essere fondamentale per Piñera.

Sul fronte opposto, l’ormai ex ‘enfant prodige’ della sinistra Marco Enriquez Ominami è anch’egli sostenuto da un 5% degli elettori. Lo spettro politico cileno è comunque molto ampio: qualche settimana fa un altro candidato della sinistra, Eduardo Artes (0,5%), si è detto favorevole al dittatore norcoreano Kim Jong-Un.

Per la prima volta, il voto per le presidenziali non è obbligatorio. Si prevede quindi una forte astensione frutto di un clima di apatia, provocato tra l’altro da un susseguirsi di casi di corruzione e delle accuse incrociate tra diversi candidati. Il paese pare quindi destinato a entrare in una fase di maggior instabilità. Si vota infatti anche per rinnovare la camera dei deputati (che sale da 120 a 155 membri) e, parzialmente, del senato (da 38 a 50): comunque vada, il Cile è incamminato a diventare un paese politicamente più frammentato.