Renzi lancia Leopolda di “lotta”. E spinge intesa Ap-Cp

Il segretario del Partito democratico Matteo Renzi con Bruno Vespa durante la trasmissione Rai "Porta a Porta" ANSA/ ETTORE FERRARI
Il segretario del Partito democratico Matteo Renzi con Bruno Vespa durante la trasmissione Rai “Porta a Porta” ANSA/ ETTORE FERRARI

 


FIRENZE. – Matteo Renzi sfoglia l’ultimo sondaggio Swg che dà il Pd in lieve calo ma il potenziale centrosinistra, ancora tutto da costruire, al 32% contro il 33,9% del centrodestra. Ma perchè il centrosinistra sia competitivo, Renzi, che quest’anno torna alla Leopolda da uomo libero dai lacci da premier, sa che deve fare di tutto per portare nell’alleanza sia Pisapia sia Ap. E se ai centristi promette il bonus bebè, a Campo Progressista dà garanzie sul superamento del superticket ma soprattutto sostiene che ci siano i numeri per approvare il biotestamento e non si scandalizza all’idea della fiducia nonostante sia un tema etico.

L8, che sta per “lotto”, e “incontro” sono i due marchi dell’ottava edizione della kermesse renziana, che, chiarisce il leader dem è “un’altra cosa” rispetto al Pd. Due slogan che l’ex premier è convinto di riuscire a conciliare senza creare problemi al governo e portando “100 proposte” in dote al Pd alla vigilia della campagna elettorale.

I pasdaran renziani, come scrive Giuliano Da Empoli su Democratica, vorrebbero che dalla Leopolda uscisse “un’agenda radicale capace di rompere gli schemi”, di archiviare successi e sconfitte passate – nell’edizione passata non c’era ancora stata la batosta al referendum – e di guardare al futuro.

Renzi usa toni meno bellicosi, promette che dall’incontro con le tante persone avute nell’ultimo anno usciranno spunti per il programma, dall’ambiente al sociale. Ma soprattutto l’obiettivo dell’ex premier è lasciare fuori dalla stazione fiorentina il dibattito sulle alleanze che a suo avviso nelle ultime due settimane ha penalizzato il Pd nei sondaggi.

E resteranno fuori dalla stazione sia i padri nobili, da Walter Veltroni a Romano Prodi, sia i potenziali alleati come Pisapia e Alfano. Il Professore, oggi a Firenze, finge prima di non sapere della kermesse poi aggiunge: “Non vedo perché mi dovessero invitare: è una roba da giovani, m’han detto…”.

Anche se non sul palco, però, il lavoro per stringere l’intesa sul centrosinistra è alle battute finali, Renzi ha fretta di chiudere e cominciare la campagna elettorale. Campo Progressista ieri ha chiarito di volere subito segnali concreti, come la calendarizzazione dello ius soli e del biotestamento. Il leader dem oggi sul treno, che da Roma lo porta alla Leopolda, sorvola sulla cittadinanza ma rilancia sul biotestamento: “I numeri ci sono”, dice con certezza spiegando di non essere contrario al voto di fiducia che poi, con una mole di 3mila emendamenti, sarebbe l’unico modo per approvare la legge.

Un’apertura che fa alzare il muro da Ap, ancora al bivio se andare sola o con il Pd. Ma anche sulla manovra il leader sostiene che “le esigenze degli alleati hanno la priorità” e il capogruppo Rosato, con lui sul treno, fa capire che alcune misure se non passeranno al Senato potranno entrare nella legge di bilancio a Montecitorio.

Insomma il Pd punta ad allargare il più possibile l’alleanza per essere competitivo. Ed evitare lo scenario peggiore: quello che non veda il centrosinistra neanche in partita. Il gioco della torre tra Berlusconi e Di Maio “è una panzana epica”, mostra i muscoli Renzi.

Certo la reunion con gli ex dem di Mdp è ormai data per persa da tutti. Massimo D’Alema stronca “un negoziato surreale” e guarda a Pietro Grasso, il presidente del Senato che ancora non scioglie la riserva sulla scelta di fare il leader della sinistra ma, a quanto si apprende, non è intenzionato a mollare. “L’hanno scorso alla Leopolda ci gridavano ‘fuori, fuori’, oggi che gridano ‘dentro,dentro’?”, è la battuta di Pier Luigi Bersani che dà il senso dell’addio.

(Dell’inviata Cristina Ferrulli/ANSA)