L’Italia contro la violenza sulle donne: “Ora basta”

Pubblicato il 25 novembre 2017 da ansa

Cento sagome bianche ognuna con affisso un foglio con la storia di una vittima di violenza. ANSA / ETTORE FERRARI

 


ROMA. – Manifestazioni, spettacoli, eventi: l’Italia oggi si è stretta intorno alle donne per dire ‘no’ alla violenza. Una giornata di denunce e cortei ma anche un momento di sostanziale concordia nel Paese per un tema che, una volta tanto, sembra non dividere.

“Siamo di fronte a un fenomeno oscuro e incomprensibile, ad episodi ricorrenti di gravissime violazioni dei diritti umani”, ha sottolineato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Non basta denunciare gli episodi di violenza, cosa indispensabile e prioritaria, ma bisogna impegnarsi a rimuovere le cause e le condizioni”, ha spiegato il Capo dello Stato.

“L’Italia civile si unisce per dire basta alla vergogna della violenza sulle donne”, è stato il messaggio via Twitter del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

A Roma la manifestazione più imponente con la partecipazione, secondo le organizzatrici (“Non una di meno”) di 150mila persone. Slogan femministi ma anche un pacchetto di richieste preciso è arrivato dal corteo. In questa manifestazione romana, una festa di partecipazione, qualcuno però sembra essere andato un po’ oltre.

E’ lo stesso account twitter delle promotrici a riferire di un cartello con su scritto “poliziotti stupratori”. Secondo quanto si è appreso, era affisso a un furgone. Durante la manifestazione le forze dell’ordine hanno identificato alcune partecipanti, anche in relazione a questo cartello esposto. Diversi gli attacchi scanditi dalle manifestanti che hanno preso di mira dal governo alla religione.

Clima diverso alla Camera dove la presidente Laura Boldrini ha ospitato un evento con 1.300 donne. “Sbaglia chi pensa che la violenza sia una questione che riguarda esclusivamente le donne. No, riguarda tutto il Paese e sfregia la nostra comunità”, ha detto.

E dal Parlamento è arrivato un segnale concreto: il via libera all’unanimità al fondo per gli orfani di femminicidio, con una dotazione di due milioni e mezzo l’anno per il triennio 2018-2020. L’emendamento alla legge di bilancio presentato da Francesca Puglisi (Pd) ha trovato in commissione Bilancio del Senato il voto favorevole di tutti i gruppi.

“Abbiamo cercato, con tutte le forze dello Stato, di impegnarci insieme per il nuovo piano contro la violenza sulle donne: il piano, che sarà valido nei prossimi tre anni, avrà come risorsa 33 milioni all’anno”, ha annunciato invece alla Leopolda il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi, sul palco insieme a Lucia Annibali, l’avvocatessa che l’ex fidanzato fece sfregiare con l’acido da due sicari, ora consulente del governo per le pari opportunità. “Nel piano abbiamo puntato molto anche sulla strategia della prevenzione – ha aggiunto Boschi – e la migliore prevenzione è l’educazione”.

Sulla formazione dei giovani punta anche Telefono Rosa che ha scelto di celebrare la giornata con gli studenti dei licei romani, portando la testimonianza di un’attivista mauritana, dove le donne subiscono anche la schiavitù. “Il ruolo cruciale del sistema educativo” per combattere la violenza è stato sottolineato anche dalla ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli.

“Abbiamo numeri da guerra. Il femminicidio è l’epifenomeno di una situazione terrificante”, ha commentato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. Mentre la Chiesa, con il cardinale Gianfranco Ravasi, fa autocritica, ma allo stesso tempo invita, sono le parole di mons. Vincenzo Paglia, a non risolvere la questione mettendo in contrapposizione uomini e donne.

Anche per il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan, “è una battaglia di civiltà che deve unire tutti, uomini e donne”. Tra le manifestazioni, le scarpette rosse fuori dal carcere di Ascoli o le panchine dello stesso colore a Bergamo. Una dedicata a Yara Gambirasio.

(di Manuela Tulli/ANSA)

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