Colombia recupera lo status di Paese libero da afta epizootica

Colombia recupera status Paese libero da afta epizootica
Colombia recupera status Paese libero da afta epizootica

 


BOGOTA’. – La Colombia ha recuperato il suo status sanitario come Paese libero dall’afta epizootica, una malattia infettiva altamente contagiosa dei ruminanti e dei suini che prende il nome per le sue ulcere. Ad annunciarlo è stata l’Organizzazione mondiale per la salute animale (OIE). Ora la Colombia lancerà un’offensiva diplomatica per riconquistare i mercati internazionali persi a causa della malattia.

La decisione dell’OIE non include tuttavia i dipartimenti di Cundinamarca, Boyaca, Arauca e due comuni di Casanare, zone in cui sono stati rilevati animali malati per il virus e il cui bestiame non può essere commercializzato fino a quando non saranno incluse nella misura dell’organizzazione.

Luis Barcos, direttore regionale per le Americhe e i Caraibi dell’OIE, ha spiegato che per ora questi dipartimenti e comuni sono considerati una “zona di contenimento”, sulla quale si continuerà a lavorare fino a quando non recupereranno il loro status. L’Istituto agricolo colombiano (ICA) ha dichiarato che sono stati installati 60 punti di controllo nella “zona di contenimento”, per monitorare il transito di animali, e si sta lavorando per eliminare ogni traccia della malattia.

“La Colombia sarà in grado di ripristinare gli scambi commerciali e mettere a posto la sua situazione”, ha detto Barcos, sottolineando come le autorità locali si siano unite per ottenere la rettifica internazionale del loro status, per ora in 29 dei 32 dipartimenti del Paese.

Il primo caso di afta epizootica in Colombia è stato rilevato il 24 giugno scorso. Secondo il governo, il virus sarebbe giunto nel Paese dal Venezuela, e così il presidente Juan Manuel Santos ha annunciato un rafforzamento dei controlli ai valichi di frontiera.

“In Venezuela in questo momento non esiste alcun controllo per combattere l’afta epizootica ed è per questo che il rischio per la Colombia è molto alto”, ha detto Santos. Nei sei mesi successivi alla scoperta dei primi focolai del virus, le autorità hanno ordinato l’abbattimento di oltre 3.300 animali che si trovavano nelle aree in cui si è verificata la malattia.