Il Senato cambia Regolamento, stop a cambi di casacca

L'aula del Senato
L’aula del Senato. ANSA/GIUSEPPE LAMI

 


ROMA. – Dopo quasi 30 anni (l’ultima grande riforma risale al 1988) il Senato cambia il suo Regolamento. La riforma, che entrerà in vigore dalla prossima legislatura garantisce un iter più rapido dei ddl; l’astensione non varrà più come voto contrario; assegnazione di regola dei testi in sede redigente o deliberante; stop ai cambi di casacca; possibilità per le minoranze linguistiche di avere un gruppo di 5 componenti e per gli ex capi di Stato e senatori a vita di non far parte di alcun gruppo.

STOP AI “CAMBI DI CASACCA” – Ogni gruppo dovrà rappresentare un partito o un movimento (anche risultante dall’aggregazione di più forze politiche) che si è presentato alle elezioni con proprio contrassegno e candidati e che è riuscito a eleggere dei senatori. Il gruppo potrà essere anche l’espressione della coalizione che ha partecipato alle politiche o della singola lista che ne ha fatto parte.

Impossibile creare nuovi gruppi durante la legislatura al di fuori di queste previsioni. A meno che non se ne vogliano accorpare due o più già esistenti. Il rischio però, alla luce del Rosatellum, come denuncia Loredana De Petris di “Liberi e Uguali”, è che anche liste che non hanno ottenuto il 3% potranno avere, grazie ai collegi uninominali, un proprio gruppo qualora il partito con il quale si sono collegate gli presterà senatori per arrivare a 10.

Nel caso in cui si voglia abbandonare il gruppo di origine, l’unica alternativa sarà quella di aderire al Misto. E per disincentivare al massimo i cambi di casacca si introduce un’altra norma: decadenza automatica dall’incarico di vicepresidente o segretario nel caso in cui si lasci il gruppo in nome del quale si è stati eletti. A meno che non sia stato il gruppo a decidere di sciogliersi.

L’ASTENSIONE NON E’ PIU’ VOTO CONTRARIO – Il voto di astensione si uniforma a quello della Camera e non sarà più considerato voto contrario.

MINORANZE LINGUISTICHE – Solo per loro sarà possibile avere gruppi di 5 senatori.

ITER LEGISLATIVI PIU’ RAPIDI – I ddl si assegneranno di regola in sede deliberante o redigente, salvo eccezioni come testi costituzionali, decreti e riforme elettorali. Nel caso in cui un ddl venga assegnato in referente, la Capigruppo dovrà fissare un termine per la conclusione dell’esame e la Bilancio avrà 15 giorni di tempo per esprimere il parere su disposizioni che implichino nuove entrate o spese.

Se sottoscritti da 1/3 dei senatori i ddl e gli atti di sindacato ispettivo sono inseriti di diritto all’odg subito dopo quelli il cui esame è cominciato, in ragione di uno ogni 3 mesi. L’ok alla dichiarazione d’urgenza comporta l’iscrizione di diritto nel programma dei lavori. Per quanto riguarda i decreti, le pregiudiziali potranno essere presentate da ogni gruppo entro 5 giorni dall’annuncio della presentazione. Ciascun gruppo potrà presentare una sola pregiudiziale e sospensiva che dovrà essere posta all’odg entro 7 giorni dall’assegnazione.

INTERVENTI SPRINT – Si tagliano tutti i tempi: non più 20 minuti, ma 10, che il presidente potrà ampliare a 30 solo a un oratore per gruppo.

VERIFICA NUMERO LEGALE E VOTO ELETTRONICO – Per contrastare una diffusa pratica ostruzionistica, la verifica del numero legale non si può chiedere nel caso in cui occorra la votazione per alzata di mano del processo verbale. Pur restando fermo il principio della votazione per alzata di mano, questa verrà effettuata di norma con procedimento elettronico per agevolare il computo dei voti.

DDL DI INIZIATIVA POPOLARE – L’esame in commissione si deve concludere entro 3 mesi dall’assegnazione. Decorso tale termine il testo è iscritto d’ufficio nel calendario dei lavori d’Aula.

STOP RICHIESTA PARERI AL CNEL – Soppressa la norma che li prevede anche se in teoria la Costituzione li rende possibili.

SALTA NORMA ALLATTAMENTO IN AULA – Proposta dal M5S viene respinta la possibilità di far entrare neonati in Aula per allattarli.

(di Anna Laura Bussa/ANSA)