Real e Liga dominano 2017, Medrano: “Così conquisto il mondo”

 

ROMA. – Calcio e soldi, un binomio sempre più in voga nel terzo millennio, è stato il tema più dibattuto negli Emirati, dove va in scena l’International sports conference, organizzata dal Dubai Sports council. Il modello Liga tiene banco, il boom del ‘Clasico’ prenatalizio – giocato alle 13 – è davanti agli occhi di tutti. E anche la classifica Uefa conferma: il Real chiude in testa il 2017 nella sua classifica, con distacchi ampi, così come la Liga che tiene a distanza la Premier League e la Serie A, buona terza.

“La nostra è un’industria d’intrattenimento dal valore sensazionale. La ‘mia’ Lega ha centralizzato la vendita dei diritti da tre anni e il riequilibrio competitivo interno deve ancora realizzarsi. Ci stiamo muovendo rapidamente, abbiamo scelto di comportarci da azienda”, le parole di Tebras Medrano, presidente della Liga, riformatore intelligente e avveduto.

Tebas non spiega che ha potuto strutturarsi proprio grazie alla vendita centralizzata e alla percentuale destinata alla Liga, con scopi di promozione e crescita, un qualcosa che al momento garantisce 14 milioni l’anno per la sua gestione. Illustra al contrario come li spende: “Se siamo un’industria d’intrattenimento dobbiamo avere esperienza e capacità. Per capire il senso di un’industria come il calcio, basta verificare che in Italia vale un punto su cento del Pil. Dobbiamo guardarci bene intorno e capire che, se non riequilibriamo i sistemi, si salta in blocco. La nuova Champions non aiuta. Fifa e Uefa non dimentichino che i campionati nazionali sostengono tutto”.

Medrano parla di ascolti tv, della diversificazione degli orari, del ‘Clasico’ a pranzo. “Perché il tifoso è di pari valore a Tokio o Valencia, non possiamo mettere confini”. Marco Brunelli, dg della Lega calcio, sottolinea “la grande esposizione garantita da un miliardo e 200 milioni di ascolti, il 50% extraeuropeo, grazie alle sei fasce orarie di trasmissione, peraltro contro le 8 che si è imposta la Spagna”.

“Siamo stati 19 volte all’estero a giocarci la Supercoppa – sottolinea – e, nelle tecniche di ripresa, siamo degli innovatori, con la Var e la gol-line. Non nascondo l’interesse che sta provocando lo studio effettuato sul canale della Lega di Serie A”.

Nella seconda sessione della kermesse spazio al calcio giocato, con gli interventi di Fabio Capello e Diego Simeone che intervengono sul tema dei vivai. “Ho guidato il settore giovanile del Milan per cinque anni e avevo solo ragazzi italiani. Oggi sono tutti stranieri e affrontano problemi enormi, come la lingua, la nuova realtà ambientale – osserva Capello -. Difficile farne dei campioni. A 18 anni non si è pronti per una grande squadra. Io giocavo in prima squadra a 16 anni, e dopo mi sono perso. Da tecnico avevo De Rossi e Aquilani, due talenti: vedevo il secondo più dotato. Alla prima occasione lo feci entrare e mi resi conto che non andava, era troppo presto: chiamai Daniele e lui rispose subito bene. Poi, anche Aquilani fece benissimo. Ma serve il tempo”.

“Per arrivare serve la personalità – aggiunge Simeone -. La differenza è in questo. Si può e si deve investire sui giovani, ma bisogna aspettarli e farli formare. Il completamento si ha quando si ottiene l’effettivo coinvolgimento con i grandi”.