Asse Mattarella-Gentiloni, premier in prima linea per il Pd

Il presidente Mattarella con Paolo Gentiloni.

 

 

Il presidente Mattarella con Paolo Gentiloni.

 

ROMA. – Sul ‘dopo’, su un possibile bis, si rifiuta di rispondere, Paolo Gentiloni. Ma il presidente del Consiglio è pienamente in campo. Non solo da candidato di punta del Partito democratico. Ma soprattutto da premier in carica, per garantire, in asse con il Colle, che l’Italia nei prossimi mesi “non si metta in pausa” e dia all’estero un segnale di stabilità. “Al momento c’è un premier e sono io”, dichiara.

Sarà lui, nelle intenzioni dello stesso Quirinale, il garante di solidità se il dopo voto dovesse rivelarsi particolarmente travagliato. Perciò chiarisce fin d’ora che il suo ruolo in campagna elettorale non entrerà mai “in contraddizione” con l’incarico di governo: niente sortite sul ring dello scontro tra partiti. “In Italia abbiamo una sinistra di governo”, è il messaggio che Gentiloni porta – e su cui il Pd conta – in campagna elettorale.

Dopo il voto, osservano i renziani, si aprirà tutt’altra partita. E Gentiloni, è sempre più chiaro, la giocherà da protagonista. Su Gentiloni, che è in cima agli indici di gradimento tra i politici mentre il partito sconta da mesi un trend negativo, Matteo Renzi ribadisce di contare per presentare agli elettori un Pd “plurale”, forza “tranquilla”, l’unica “seria e affidabile” per il governo del Paese.

Niente dualismi o polemiche interne: nei prossimi mesi il Nazareno vuole un Pd compatto, tutto concentrato sul difficile obiettivo di affermarsi come primo gruppo parlamentare. Perciò Renzi spiega ai suoi di avere in mente uno schema a “più punte”: in prima linea il segretario e Gentiloni, ma anche Marco Minniti e Graziano Delrio.

Renzi segue in tv la conferenza stampa di fine anno del suo successore e ai suoi interlocutori dice di aver “molto apprezzato” l’intervento del premier. In particolare il riferimento al Pd come “forza tranquilla”, concetto da lui condiviso. L’idea, spiegano i Dem, è valorizzare in campagna elettorale il profilo di ciascuno: a un Renzi più ‘d’attacco’, si affiancherà il Gentiloni schivo ma solido.

“Più la campagna elettorale sarà lontana dalla facile vendita di paure e da dilettanti allo sbaraglio, meglio sarà per il paese”, dichiara il premier in conferenza stampa. E a più riprese, ammette qualche renziano di stretta osservanza, emerge una diversità di accenti tra segretario e premier che nel partito già ha portato in questi mesi a formarsi di un fronte gentiloniano distinto da quello renziano: viene apprezzato dai renziani, per dire, il passaggio sulla Boschi, ma non quello sul “sollievo” per la fine delle audizioni in commissione d’inchiesta sulle banche.

Nei prossimi mesi si lavorerà tutti insieme per affermare il Pd come primo gruppo: su questo l’asse tra segretario e premier non è scalfito. Gentiloni affronterà la contesa elettorale, che lo vedrà probabilmente candidato in un collegio uninominale a Roma e nel proporzionale in Puglia e Piemonte, con il suo stile e il suo standing.

Ma se non era scontato, come ammette lo stesso premier, che il governo Gentiloni arrivasse fin qui, che dopo il voto possa aprirsi la strada per un “bis” non lo nega più nessuno. Anche perché, osservano da sinistra, è l’attuale premier, più che il segretario, colui in grado di ricompattare nel nome di una sinistra di governo, chi ha lasciato il Pd.

Intanto l’esecutivo, in un percorso concordato con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, resterà pienamente al timone del Paese, “senza tirare i remi in barca”. Lo dimostrano due appuntamenti già segnati nell’agenda di Gentiloni per il nuovo anno. Il 10 gennaio si svolgerà a Roma il vertice Euro Mediterraneo e l’11 gennaio è in programma un bilaterale con il presidente francese Emmanuel Macron.

(di Serenella Mattera/ANSA)