Parte il confronto sul budget dell’Ue. Padoan: “Fondi per migranti”

 

 

BRUXELLES. – Il negoziato sul prossimo bilancio pluriennale dell’Unione europea non è ancora partito ufficialmente ma già si avvia a diventare il più complesso della storia della Ue. Il motivo è direttamente collegato alla Brexit: l’uscita del Regno Unito creerà un buco da circa 12-13 miliardi all’anno, che nessuno Stato vuole colmare.

Ma il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, avverte: i contributi dei Governi dovranno aumentare, il bilancio dovrà crescere anche più di prima perché altrimenti non ci saranno i fondi per finanziare tutte le politiche comuni. E il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan spiega che l’Italia si batterà affinché “beni comuni” come la gestione dell’immigrazione vengano finanziati direttamente dai fondi Ue e non siano invece lasciati agli sforzi di pochi.

L’occasione per lanciare il confronto sul prossimo quadro finanziario pluriennale (MFF) è stata una conferenza organizzata dalla Commissione europea, che ha chiamato sul palco i big dell’Ue per cominciare a definire quei problemi che toccherà poi ai capi di Stato e di Governo risolvere. Non ci sarebbe fretta, perché il prossimo MFF parte dal 2021, ma Juncker vorrebbe che il processo di approvazione finisse entro le elezioni europee del 2019.

Un’impresa difficile, visto che mediamente il negoziato per il bilancio Ue dura oltre un anno. Stavolta, è ancora più difficile perché “complicato” dalla Brexit: “L’Europa deve ora trovare il modo di affrontare la perdita di un grande contribuente netto”, ha detto Juncker, chiarendo subito che non ci saranno sconti, ma ulteriori sacrifici da fare.

Perché il bilancio Ue deve essere “più grande dell’1% del Pil Ue”, cifra attuale che rappresenta “una tazza di caffè al giorno per i contribuenti europei”. Ma “la Ue vale più di una tazza di caffè”, ha spiegato. A margine della conferenza Padoan ha invece illustrato gli obiettivi dell’Italia nel negoziato: “Preservare i pilastri della distribuzione delle risorse in Europa, cioè coesione e politica agricola comune, e mettere sul tavolo il finanziamento dei cosiddetti beni pubblici europei a cominciare dall’immigrazione”.

Perché “il fatto che l’Italia paghi per tutti, non solo in termini finanziari ma anche di sforzo politico, non può andare avanti così”. Inoltre, per il ministro il nuovo bilancio dovrebbe essere in grado di reagire più rapidamente alle crisi e agli shock finanziari. Sulla stessa linea il nuovo presidente dell’Eurogruppo: “Come ha detto Pier Carlo, dobbiamo concentrarci sui beni pubblici”, che sono anche investimenti e difesa.

Ovviamente, però, servono nuove risorse, e per questo Centeno insiste che il bilancio dovrebbe dotarsi di “risorse proprie”. Che potrebbero venire da “tasse come la come Tobin, dazi doganali, attività del mercato interno, energia, Iva, tassazione delle imprese”.

(di Chiara De Felice/ANSA)