Commissione Vigilanza approva par condicio, “salvi” Vespa e Fazio

Vespa e Fazio
Bruno Vespa e Fabio Fazio

 

 

ROMA. – Nessuno stop per Bruno Vespa e Fabio Fazio in campagna elettorale. Gli emendamenti del Movimento 5 Stelle, che miravano ad escludere i conduttori con contratti di natura artistica, non hanno raccolto il consenso degli altri partiti in Commissione di Vigilanza e sono stati respinti. Porta a Porta e Che tempo che fa potranno dunque ospitare politici, come tutti gli altri programmi di informazione ricondotti sotto una testata giornalistica. A stabilirlo è il regolamento sulla par condicio, approvato dalla bicamerale e in vigore, retroattivamente, dal 28 dicembre scorso, giorno di indizione dei comizi elettorali.

Il Movimento 5 Stelle ha presentato quattro proposte di modifica con le regole relative ai programmi di infotainment, che avrebbero di fatto escluso dalla contesa i due conduttori non sottoposti al tetto ai compensi. Uno di questi, definito “una mediazione” dalla deputata M5S Dalila Nesci che lo ha presentato, avrebbe messo in realtà fuori gioco il solo Fazio, perché non iscritto all’albo dei giornalisti.

“Sarebbe molto incoerente con le posizioni da voi assunte in passato non votare almeno questo ultimo emendamento”, ha detto Nesci rivolgendosi agli altri partiti, che non hanno però raccolto l’invito. “Le modifiche – ha spiegato il relatore di maggioranza Francesco Verducci del Pd – avrebbero introdotto un precedente arbitrario e ad personam, lesivo dell’autonomia della Rai, per di più in mancanza di un dispositivo che riguarda il rapporto tra informazione e intrattenimento”.

“E’ una questione seria che viene affrontata però in maniera improvvisata”, ha sottolineato Maurizio Gasparri di Forza Italia, annunciando la sua non partecipazione al voto. Ha detto la sua, in un’intervista al Fatto Quotidiano, anche una delle protagoniste della campagna in Rai. “Se la Commissione di Vigilanza autorizza la presenza in video, durante la par condicio, anche dei conduttori con contratti artistici – ha affermato Lucia Annunziata – commette una violazione della legge che riserva ai giornalisti le trasmissioni elettorali e prende a sberle centinaia di giornalisti del servizio pubblico”.

“Spiace che una giornalista dell’esperienza di Annunziata scriva su un tema così delicato senza documentarsi”, ha replicato Vespa, ricordando che “da sempre i giornalisti che lavorano per le reti hanno un contratto di scrittura artistico-professionale. Tutti questi giornalisti hanno condotto costantemente programmi nella fase più calda delle campagne elettorali”.

A far discutere la Vigilanza, anche la ripartizione del tempo disponibile tra coalizioni e liste. Nella delibera si stabilisce che tale ripartizione avviene con criterio paritario e, nel timore di un’interpretazione che portasse a dividere il tempo a metà tra coalizioni e liste, il Movimento 5 Stelle ha presentato un emendamento per eliminare il riferimento alle coalizioni.

Verducci, pur esprimendo parere contrario all’emendamento che è stato respinto, ha precisato che ad ogni coalizione, secondo l’interpretazione data per il voto del 2013, spetta il tempo assegnato ad ogni singola lista. La normativa approvata ricalca quella delle ultime elezioni politiche e prevede che le regole si applichino a candidati, esponenti politici ma anche a “persone chiaramente riconducibili ai partiti”.

Questi soggetti possono partecipare alle tribune elettorali e ai programmi di informazione. In tutte le altre trasmissioni la loro presenza non e’ ammessa, ne’ possono essere trattati temi elettorali o relativi a vicende personali di politici.

Nella prima parte della campagna elettorale (fino alla presentazione delle candidature prevista per il 29 gennaio), gli spazi sono divisi tra le forze politiche presenti in Parlamento; nella seconda, fino al penultimo giorno prima del voto, tra coalizioni e liste in campo. Previste tribune elettorali, interviste e conferenze stampa: queste ultime andranno in onda in diretta in prime time, saranno moderate da un giornalista Rai e aperte a un massimo di cinque giornalisti.

(di Michele Cassano/ANSA)