Embraco: ultimo strappo, nessun accordo con i sindacati

Un momento del corteo dei lavoratori dell'azienda Embraco. ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

TORINO. – L’ultimo strappo si consuma poco dopo le 16 all’Unione Industriale di Torino. L’Embraco non fa passi indietro e i sindacati abbandonano la riunione. Si chiude così senza accordo la trattativa sindacale prevista dalla legge sulla procedura di licenziamento. Il tavolo proseguirà ora, per altri trenta giorni, in sede istituzionale, al ministero o presso la Regione Piemonte.

Se non si raggiungerà un accordo, lunedì 26 marzo scatteranno i 497 licenziamenti a Riva di Chieri. Torna sulla vicenda Embraco il premier Paolo Gentiloni: “C’è qualcosa che non funziona e fa benissimo il ministro Calenda a combattere gagliardamente su questa cosa”.

La risposta della commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager alla lettera inviata dall’Italia arriverà entro due settimane: Bruxelles deve ancora analizzare nel dettaglio i termini della questione, e per verificare le accuse dell’Italia contro la Slovacchia sull’improprio utilizzo di aiuti di Stato, potrebbe aver bisogno di maggiori informazioni dai due Paesi.

“La commissaria europea ha preso finalmente una posizione molto secca e dura contro il fenomeno gravissimo delle continue delocalizzazioni verso i Paesi dell’Est Europa”, sottolinea il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda che, con la sua controllata Invitalia, continua a lavorare per individuare le imprese che potrebbero dare un futuro al sito torinese. Ci sono già stati incontri e altri sono in agenda. I tempi sono strettissimi e all’inizio della prossima settimana il ministro vedrà i sindacati per aggiornarli.

Lavora su ipotesi di reindustrializzazione anche la Randstad Solution, società torinese di consulenza, a cui si è rivolta l’Embraco. La Fiom teme che l’azienda del gruppo Whirlpool convochi individualmente i lavoratori per proporre loro di trasformare il rapporto di lavoro passando al part time, fino a ottobre, per evitare il licenziamento immediato.

“Il passaggio al part time deve essere chiesto dal lavoratore e non può essere un’arma di ricatto. Siamo pronti a portarli in tribunale”, minacciano i metalmeccanici Cgil. Le tute blu Embraco preparano, intanto, la trasferta a Bruxelles, prevista alla fine della prossima settimana: la Regione Piemonte, che parteciperà con una sua delegazione, è disponibile a contribuire alle spese.

Per la leader di + Europa Emma Bonino “la vicenda Embraco dimostra che abbiamo bisogno di più Europa, anche per armonizzare la parte fiscale”, mentre Pietro Grasso, presidente del Senato e leader di LeU, osserva che “se l’Europa dà dei fondi alla Slovacchia, se i fondi sono per il lavoro e possono consentire alle aziende di delocalizzarsi dall’Italia, questo dovrebbe far riflettere sul ruolo dell’Europa”.

“Siamo di fronte all’ennesimo caso che dimostra come la scelta di aver ridotto gli ammortizzatori universali crei difficoltà”, afferma il segretario generale della Cgil Susanna Camusso. “Delocalizzare è assurdo e questa storia è una vergogna. Continueremo a far sentire la nostra voce”, osserva la sindaca di Torino Chiara Appendino.

(di Amalia Angotti/ANSA)