Nel mirino affari Trump in Russia. Scontro con Sessions

E gli affari della first daughter finiscono nel mirino dell'Fbi

WASHINGTON. – Testimone dopo testimone, la squadra del procuratore speciale Robert Mueller che indaga sul cosiddetto Russiagate chiede informazioni e dettagli sugli affari di Donald Trump prima del 2016, e lo fa in concomitanza con la decisione maturata del tycoon di correre per la Casa Bianca anche nel 2020. Lo rivela la Cnn, gettando così nuova luce sul ‘metodo Mueller’.

Il procuratore sembra adesso impegnato a mettere insieme un mosaico fatto di mille riscontri, quelli sui presunti contatti con i russi durante la campagna per l’elezione di Trump. Compreso il progetto – poi rientrato – per la costruzione di una Trump Tower a Mosca.

I nuovi sviluppi emergono nel giorno del nuovo durissimo scontro con il ministro della giustizia Jeff Sessions. E proprio adesso che l’ennesimo scossone colpisce la West Wing con il ‘declassamento’ di Jared Kushner, genero e stretto collaboratore del presidente, ormai costretto a ‘congelare’ il suo lavoro su molti dei delicati dossier a lui affidati, dopo l’interruzione del nullaosta di sicurezza che non gli consente più l’accesso a materiale top secret.

E’ la battaglia condotta dal capo di gabinetto della Casa Bianca John Kelly, si dice fra chi traccia gli scenari possibili, evocando anche uno showdown nella cerchia ristretta dei più stretti collaboratori di Trump. Sta di fatto però che i contatti di Kushner con rappresentati stranieri preoccupavano da tempo i ‘generali’ messi a guidare la litigiosa West Wing.

Almeno questo scrive il Washington Post, nel rivelare che rappresentanti di almeno quattro Paesi stranieri – tra cui Emirati Arabi Uniti, Cina, Israele e Messico – hanno discusso privatamente modi possibili per “manipolare” Kushner, allo scopo di trarre vantaggio delle complesse dinamiche relative ai suoi business, delle difficoltà finanziarie e della scarsa esperienza in politica estera.

Non è chiaro se qualcuno di questi rappresentanti abbia poi agito sulla base di tali valutazioni, ma le indiscrezioni – tra l’altro sollevate nei briefing di intelligence fra responsabili alla Casa Bianca – mettono in evidenza che la percezione di una vulnerabilità di Kushner non erano ‘solo malelingue’.

Trump non interviene, nemmeno su Twitter. Non una parola su Kushner e non una sulle indagini di Mueller, sebbene nei mesi scorsi avesse già avvertito che uno sconfinamento del procuratore speciale nei suoi business privati lo avrebbe considerato violazione di una linea rossa. Tuona invece un “vergognoso!” all’indirizzo – di nuovo – del suo ministro della Giustizia Jeff Sessions.

L’attacco di Trump all’ex senatore dell’Alabama già suo sostenitore della prima ora non è nuovo: da mesi lo pungola e gli rimprovera la scelta di aver fatto un passo indietro sul Russiagate, mettendo così di fatto l’inchiesta nelle mani di Mueller che per questo è stato nominato procuratore speciale. E torna a criticare l’operato del suo ministro contestando la decisione di aver affidato l’indagine su presunti abusi del programma di intelligence per la sorveglianza straniera all’ispettore generale che, dice, “è un uomo di Obama”.

Sessions resta immobile, ancora, e si difende facendo muro: “Fino a quando sarò l’attorney general, continuerò ad adempiere al mio dovere con integrità e onore”, reagisce, senza mai nominare il tycoon.

(di Anna Lisa Rapanà/ANSA)