Letta spinge Gentiloni. Renzi: “Se perdo farò opposizione”

Enrico Letta rompe il silenzio: "Sostengo Gentiloni e la sua coalizione"

ROMA. – Anche Enrico Letta “vota” Paolo Gentiloni. Dopo gli endorsement di Romano Prodi e Walter Veltroni, arriva via Twitter il messaggio dell’ex premier: “Se penso a Italia e Europa voglio augurarmi che Gentiloni ne esca rafforzato con la coalizione che lo sostiene”.

Letta, che vive a Parigi, ha già votato ma non svela – e probabilmente non lo farà – a chi, nella coalizione, abbia dato la sua preferenza. Ma, da Varsavia, sceglie di far sentire la sua voce perché preoccupato per gli esiti del voto e le sorti del centrosinistra (“Spero le divisioni siano recuperabili”, dice a Corriere.it).

Nel tweet pesa però il non detto: Letta non cita né il Pd, né Renzi, ma Gentiloni, descrivendolo come il leader della coalizione. Le parole dell’ex vicesegretario sono “importanti”, commenta il Pd con Maurizio Martina. E Luca Lotti dice: “Bene, abbiamo un voto in più, serve che tutti diano una mano alla coalizione”. In questo momento ben venga ogni contributo, è il messaggio dei renziani.

Ma i rapporti tra Matteo Renzi e Letta restano gelidi: il segretario non risponde a chi gli chiede di Letta, all’uscita dagli studi di La7. In quegli stessi studi, dove per pochi minuti non incontra Renzi, è Pier Luigi Bersani a raccontare rapporti ottimi con l’ex premier. Rapporti su cui, osservano da LeU, si potrà lavorare dopo, in asse con la minoranza Pd, per provare a ricostruire un centrosinistra con un Pd de-renzizzato.

“E’ Gentiloni il punto di ripartenza”, conferma Andrea Orlando. Gentiloni, che domattina sarà a un evento con l’alleata Emma Bonino, non entra nella querelle, ma da Modena avverte: “Il Pd non è un abito fuori stagione, teniamocelo stretto”. E ribadisce che “non è il momento” dei “voti di ripicca” o di una “sinistra in cerca di guai, che mette a rischio i fondamenti del nostro modello sociale”.

Un invito al voto utile che Renzi ribadisce da Roma, in chiave anti-LeU: “Il rischio di un governo estremista c’è, non escludo nemmeno un governo tra Grillo e la Lega”. E un governo di M5s e LeU? “Non hanno i numeri”. Aggiunge altro, Renzi: “Se il Pd non sarà primo, è pronto all’opposizione: non è che ce l’ha detto il dottore di andare al governo”.

Il leader Dem ricorda che aveva fatto il referendum per “evitare l’inciucione, la coalizione, il grande accordo”. E fa capire che non è affatto scontato che, da leader Pd e con gruppi a trazione renziana, direbbe sì a governi di larghe intese o scopo.

Ironia della sorte, negli stessi minuti Pietro Grasso apre a un governo di scopo con Renzi e Berlusconi, “se Mattarella ce lo chiedesse”. Poi precisa che resta fermo il no di LeU alle larghe intese e che il governo avrebbe il solo scopo di cambiare la legge elettorale. Ma dentro LeU le sue parole scatenano un putiferio: Speranza e Fratoianni precisano che la legge elettorale la fa il Parlamento, “mai con Renzi e Berlusconi”.

(di Serenella Mattera/ANSA)