Pil Usa rivisto al ribasso al 2,5%, occhi su tassi

Borse Ue giù con Powell, Wall Street verso mese peggiore da 2016

NEW YORK. – L’economia americana cresce a un ritmo leggermente inferiore alle previsioni: il Pil nel quarto trimestre e’ salito del 2,5%, in linea con le previsioni degli analisti, ma meno del 2,6% inizialmente stimato. La revisione al ribasso e’ accolta positivamente da Wall Street, che apre in territorio positivo anche se poi rallenta con il passare delle ore e si avvia a chiudere febbraio come il mese peggiore da più di due anni. Chiudono tutte in negativo con perdite sotto l’1% le borse europee, con Milano che archivia la seduta in calo dello 0,51%.

A pesare sui listini europei sono i dati sulla produzione cinese e le parole del presidente della Fed Jerome Powell che, dipingendo un quadro di sostenuta crescita economica americana, ha lasciato intravedere una possibile accelerazione dei rialzi dei tassi di interesse.

La prossima stretta della banca centrale americana è data per scontata in marzo, ma gli osservatori si interrogano sulla possibilità di quattro rialzi dei tassi quest’anno invece dei tre attesi. Una schiarita potrebbe arrivare nelle prossime ore, con Powell che dopo la Camera si presenta in Senato per la sua prima audizione, dalla quale potrebbero uscire ulteriori indicazioni.

L’attenzione è in particolare su come risponde il mercato dei bond alle parole del presidente della Fed: i rendimenti dei Treasury a 10 anni sono calati sotto il 2,9%, ma restano sui massimi degli ultimi quattro anni. Un balzo dei rendimenti potrebbe avere un effetto negativo sui listini azionari, così come è accaduto il 5 febbraio scorso con il tonfo di Wall Street, quando il Dow Jones arrivò a perdere oltre il 6% per poi chiudere in calo del 4%. Il calo era stato innescato proprio dall’aumento dei rendimenti saliti al 2,88%, livello che ha inizialmente spaventato ma sul quale sono ormai inchiodati da settimane.

La limatura del Pil americano al 2,5% e il calo dei compromessi per l’acquisto di case, scesi ai minimi da tre anni, sono ritenuti ‘positivi’ dagli analisti: con le decisioni della Fed legate all’andamento dei dati economici, rilevazioni negative potrebbero favorire un rallentamento della velocita’ degli aumenti dei tassi. Altro segnale preoccupante è il ritardo degli americani nel pagare i debiti sulle loro carte di credito: i consumatori indietro di almeno tre mesi sono aumentati e il debito considerato in qualche modo a rischio è salito dell’11,5% a 11,9 miliardi di dollari. In aumento anche gli americani indietro nel pagamento dei mutui.