Vargas Llosa: “La dittatura in Venezuela finirà a breve”

In conferenze stampa a Chicago e Madrid lo scrittore peruviano ha affermato che nel mondo democratico odierno non c’è spazio per dittature come quella del governo venezuelano, la quale sarebbe agli “ultimi aliti di vita”.
In conferenze stampa a Chicago e Madrid lo scrittore peruviano ha affermato che nel mondo democratico odierno non c’è spazio per dittature come quella del governo venezuelano, la quale sarebbe agli “ultimi aliti di vita”.

CHICAGO – La voce autorevole di Vargas Llosa si fa sentire. Questa volta per il lancio della sua nuova opera “Il richiamo della tribù”. Ma anche in questa circostanza a Chicago, lo scrittore non perde occasione per riferirsi a quanto accade in America Latina. E non scappadal suo analisi la situazione venezuelana.

Vargas Llosa afferma che nessun paese può seguire le orme del Venezuela dove la popolazione è stremata e sopravvive sotto gli effetti di una crisi ed una dittatura che, secondo lui, finirà presto.

Il premio Nobel per la letteratura 2010, sostiene che pure l’America Latina sta rifiutando il populismo e si sta avvicinando alla democrazia sempre di più, proprio come l’ha fatto a suo tempo l’Europa. Vargas Llosa si riferisce alla Francia che con l’elezione di Emanuelle Macron, ha evitato il pericolo di una deriva verso il fascismo. Mentre per l’America Latina, punta verso i governi di Argentina, Brasile e Peru che per lui rappresentano un allontanamento da forme autoritarie e populiste.

“Ciò che dovrebbe accadere in Venezuela” ribadisce.

I comizi venezuelani: una frode

E in un’altra conferenza stampa a Madrid, l’intellettuale ha definito le presidenziali venezuelane del prossimo 22 aprile come “una gran frode”. Vargas LLosa ha aggiunto che “non si può essere ingenui come l’ex presidente spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero che chiede ai venezuelani di presentarsi al voto”.

Lo scrittore si è spinto oltre, riferendosi alle elezioni messicane del prossimo luglio.  E spera che il Messico non segua l’esempio del Venezuela.

“Il Messico non deve tornare indietro verso il populismo e la demagogia.”  “I messicani hanno davanti a loro il tragico esempio dei venezuelani (…) spero che siano lucidi a sufficienza per vedere dove conducono le ricette populiste.”

Simile opinione riguardo il suo paese natio. Vargas Llosa crede che se il Perù tornassein mano alla famiglia di Fujimori, sarebbe un retrocesso imperdonabile.

“Il Venezuela deve servire come esempio di una situazione da prevenire in America Latina.”

La lingua di Cervantes in pericolo

E con le sue acute opinioni politiche che hanno accompagnato il lancio del suo ultimo lavoro, non poteva mancare il consueto appello a favore della lingua spagnola. Vargas Llosa sostiene che lo spagnolo, come tutte le altre lingue, è in pericolo. Specialmente perché i mezzi di comunicazione e la rivoluzione audiovisiva odierna stanno modificando le lingue. Ma lo scrittore sa riconoscere l’importanza della tecnologia.

Ciò nonostante, lo “schermo” non è mai a ldi sopra della lettura di un buon libro che serve non soltanto allo sviluppo della lingua ma anche a quello della mente.

Il Richiamo della Tribù

E a proposito di lettura, il suo ultimo contributo alla letteratura mondiale è “Il Richiamo della Tribù.” L’ottantenne Vargas Llosa traccia una autobiografia partendo da Adam Smith, José Ortega y Gasset, Friedrich von Hayek, Karl Popper, Raymond Aron, Isaiah Berlin y Jean-François Revel.

Stando alle sue dichiarazioni, questi intellettuali filoliberali hanno riempito il vuoto che gli ha lasciato la separazione dal socialismo cubano e dalle idee di Jean Paul Sartre.

Vargas Llosa è divenuto con il tempo un fervente democratico liberale. Intollerante verso qualsiasi tipo di nazionalismo e perciò contrario a qualsiasi forma politica che sia antidemocratica.

Per Vargas Llosa, l’America Latina si dirige verso governi democratici e ha lasciato dietro lo spettro delle dittature militari che tanto l’anno avvilita.

Quindi, per l’intellettuale peruviano è insostenibile la presenza di dittature come quella cubana o di governi con vocazione autoritaria come quello venezuelano. Piuttosto, democrazie imperfette ma ben avviate verso la civilizzazione e la prosperità.