Il campione di basket Bryant prende anche un Oscar: “Ti amo” in italiano

Kobe Bryant e Glen Keane . EPA/PAUL BUCK

ROMA. – Dopo 5 ‘anelli’ e due ori olimpici, ecco per Kobe Bryant il premio che non ti aspetti. Un Oscar non alla carriera, per lui che è considerato tra i migliori cestisti della storia dell’NBA, ma alla sua verve cinematografica che lo ha portato nella 90ma edizione degli Academy Awards a trionfare nella categoria ‘cortometraggio animato’ con ‘Dear basketball’.

L’ex stella dei Lakers, è voce narrante, sceneggiatore e produttore del documentario animato diretto da Glenn Keane, basato sulla lettera pubblicata nel novembre 2015 con la quale Bryant annunciava il ritiro. Quelle righe che iniziavano proprio con le parole “Dear Basketball” e in cui l’ex fenomeno della NBA ripercorreva tutta la sua carriera, Keane, che in passato ha lavorato alle animazioni di Aladdin e Tarzan, ha pensato bene di ‘animarle’ e dar loro vita.

“I giocatori di basket dovrebbero soltanto tacere e dribblare il pallone ma sono felice che possiamo fare qualcosa di più”, ha esordito il gigante nero ritirando la statuetta sul palco del Dolby Theatre, indiretto riferimento a un commento che una giornalista di Fox News aveva fatto nelle settimane scorse all’indirizzo di LeBron James (“dovrebbe solo tacere e dribblare”), che aveva parlato della difficoltà di essere neri in America dopo aver subito un atto vandalico a sfondo razzista.

Poi, in italiano, Kobe Bryant ha ringraziato moglie e figlie, con un improvvisato quanto tenero “Gianna, ti amo con tutto il cuore”. Un riconoscimento per il Paese, l’Italia appunto, in cui quello che sarebbe diventato il simbolo dei Lakers ha imparato i fondamentali del basket tra il 1984 e il 1991, al seguito della famiglia e del padre cestista che ha militato in diverse squadre del campionato italiano.

L’Oscar a Bryant arriva 21 anni dopo il tributo a Mohammed Alì per “Quando eravamo re”, il film-documentario sull’epico Mondiale di pugilato a Kinshasa contro George Foreman. Non ce la fece invece, nonostante qualche nomination, il film a cartoni animati, ‘Space Jam’, che aveva tra come protagonisti Michael Jordan e i personaggi della Looney Tunes, che comunque si consolò con incassi inferiori, nel genere sportivo, solo al primo ‘Rocky’.

Se l’Oscar ha fatto felici i milioni di proseliti di ‘Black Mamba’ che hanno potuto rivedere il loro idolo sul palco, anche se non più sul parquet, il premio ha fatto storcere la bocca ai ‘puristi’ del cinema che hanno lamentato il paradosso di vedere il premio più ambito del mondo del cinema finire nelle mani di un ‘esterno’: “Kobe Bryant, Tom Cruise, Sigournery Weaver, Harrison Ford, Edward Norton, Joaquin Phoenix e John Malkovich. C’è un vincitore dell’Oscar tra di loro”, l’ironico tweet postato subito dopo la premiazione di Bryant che nel 2003 era stato accusato di stupro da una cameriera dell’hotel dove alloggiava a Park City ma la vicenda fu archiviata e oggi dimenticata dai membri dell’Academy, molto attenti nel dopo-Weistein a non nominare o premiare personaggi coinvolti in vicende di molestie o violenza sulle donne.