Papa visita Sant’Egidio: “Basta paura dello straniero”

"Una malattia che contagia anche i cristiani". Riccardi, guarire la rabbia

ROMA. – Superare le paure che ci portano a considerare lo straniero, il diverso, il povero “come se fosse un nemico”. “Valicare i confini e i muri” e soprattutto continuare a costruire “una globalizzazione della solidarietà e dello spirito” perché “nessuno sia più straniero”. Così Papa Francesco nell’incontro con la Comunità di Sant’Egidio che celebra il 50/o anniversario della sua fondazione.

Il pontefice è arrivato in una piazza Santa Maria in Trastevere piena di gente che lo aspettava da ore sotto la pioggia. Sono state subito per loro le prime parole di ringraziamento. Ma anche scherzato: “Roma ha le porte aperte ma anche il cielo ha le porte aperte ha buttato tutta l’acqua…”. Il Papa ha parlato di accoglienza, inclusione, e ha messo in guardia da quella paura per lo straniero, “una malattia antica” che “può contagiare anche i cristiani”.

Il pontefice ha sottolineato l’importanza di “ritessere pazientemente il tessuto umano delle periferie che la violenza e l’impoverimento hanno lacerato”. Ha allora ringraziato la Comunità per il lavoro quotidiano nelle periferie, accanto agli ultimi, a partire dai poveri e dai migranti.

Il pontefice parlando delle tante guerre e del “futuro incerto” del mondo ha citato in particolare “l’amato e martoriato popolo siriano”. E a parlare davanti al Papa questo pomeriggio c’è stato proprio anche un giovane siriano, Jafar, 15 anni, arrivato in Italia grazie ai ‘corridoi umanitari’ promossi da Sant’Egidio. Un progetto, questo, incoraggiato dal Papa anche oggi.

Dopo l’esperienza di Lesbo, in Grecia, dove il pontefice in prima persona aveva ospitato sull’aereo papale un gruppo di profughi siriani, per accompagnarli a Roma e per dare loro una speranza di una nuova vita. “Oggi, ancora di più, continuate audacemente su questa strada – è stato l’invito del Papa all’ ‘Onu’ trasteverina -. Continuate a stare accanto ai bambini delle periferie con le Scuole della Pace, che ho visitato; continuate a stare accanto agli anziani: a volte sono scartati, ma per voi sono amici. Continuate ad aprire nuovi corridoi umanitari per i profughi della guerra e della fame. I poveri sono il vostro tesoro!”.

Il fondatore della Comunità Andrea Riccardi ha evidenziato, nel suo saluto a Papa Francesco, che “la rabbia e l’egocentrismo si guariscono, se andiamo incontro con simpatia, rendiamo ragione della speranza e aiutiamo a incontrare i poveri, che sono veri maestri di verità della vita.

Questa è la gioia del Vangelo che proviamo”. “L’età della rabbia – ha osservato – può diventare età della fraternità e dello spirito”, “vivere insieme per un mondo fraterno, tra popoli, nelle periferie e in città, è una rivoluzione possibile, se partiamo dal cuore e dal Vangelo”.

Il presidente Marco Impagliazzo ha sottolineato che la Comunità vuole procedere nella via dell’inclusione e della fraternità. “Che triste una Chiesa – ha commentato – che ha i poveri come clienti e non come fratelli!”. “Questa Comunità non è per qualcuno, non è di una parte o di un’altra, ma è per tutti. Con Lei vogliamo sognare una Chiesa popolo di tutti, nessuno escluso, perché la misericordia del Signore tocchi il cuore di tutti, senza esclusioni”.

(di Manuela Tulli e Nina Fabrizio/ANSA)