Boom di carte di credito e bonifici, ma il contante resiste nel mondo

ROMA. – I pagamenti elettronici, le carte di credito e di debito e ora le criptovalute stanno prendendo sempre più piede in Italia e nel mondo, anche per piccoli importi, ma il contante non sta sparendo, anzi in molti paesi domina ancora e si sta espandendo negli ultimi 10 anni.

L’arrivo della tecnologia consente quindi di fare le offerte alla cassetta delle elemosine nelle chiese in Danimarca, pagare pizza e birra negli Stati Uniti tramite una app o usare il riconoscimento facciale nei fast food cinesi. Ma monete e banconote non spariscono e convivono con il denaro immateriale.

In uno studio la Bri (la ‘banca delle banche centrali’ con sede a Basilea) analizza il fenomeno che ha visto l’utilizzo del contante crescere anche nei paesi avanzati nel corso della grande crisi finanziaria, più come ‘riserva’ di emergenza dei risparmiatori che come necessità di pagamento.

Un aumento dovuto in parte ai bassi tassi di interesse. Solo in Russia e Svezia c’è stata una sostituzione del contante con i pagamenti elettronici. E, a parte la solita Svezia dove il contante è oramai usato in maniera residuale, è salita la circolazione sia delle banconote di taglio maggiore che quelle di minore importo.

Si tratta, riflettono gli autori dello studio, di un’analisi non solo teorica perché per le banche centrali, mentre si dibatte della necessità di regolamentare o addirittura emettere delle criptovalute statali, è vitale possedere dati certi in modo da capire se banconote e monete abbiano un futuro.

La Bce infatti di recente ha spiegato di non volere estinguere il contante ‘per legge’ (sebbene abbia abolito il taglio da 500 per motivi di antiriciclaggio e lotta alla criminalità) e la sua posizione è neutrale rispetto ai diversi mezzi di pagamento; lascia che siano i consumatori a scegliere autonomamente alla luce delle convenienze relative. E i consumatori continuano a sceglierlo specie per i piccoli importi: l’86% delle operazioni presso i punti vendita avviene in contanti, rispetto al 79% nella media dell’area.

Le cause sono legate al nero e al sommerso certamente ma anche a fattori culturali (basso reddito, basso grado di istruzione e residenza in aree più arretrate come il Sud) e alle norme sulla soglia dei pagamenti (prima 1000 euro poi fatti risalire a 3000). Il contante comunque ‘costa’, i costi sociali sono circa l’1% del Pil (sia per l’Italia che per l’area Euro) che rapportato al valore delle transazioni è un valore oneroso.

(di Andrea D’Ortenzio/ANSA)

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