Def, Padoan: “Ue faciliterà la transizione, tregua sui conti”

ROMA. – Il quadro economico tendenziale “e basta”. Pier Carlo Padoan lo ribadisce ancora una volta, scandendo le parole, nel modo più semplice e chiaro possibile: il Def in arrivo tra un mese non conterrà alcuna indicazione programmatica, in pratica di politica economica, da parte del governo uscente, perché dovrà essere il prossimo, qualsiasi esso sia, a definire misure e interventi per il futuro.

Per dare il suo giudizio, Bruxelles è del resto disposta ad attendere, come ha già fatto in altri casi, che anche in Italia si instauri un governo stabile, facilitando quindi “la transizione” da un’esecutivo all’altro senza esercitare pressioni, ha sottolineato il ministro al termine di un incontro con il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis.

Di fretta insomma non ce n’è. Entro il 10 aprile, come prevede la normativa Ue, nel caso di assenza di nuovo governo, Gentiloni e Padoan presenteranno alle Camere il Documento di economia e finanza, quest’anno piuttosto scarno, in veste quasi ‘tabellare’, contenente gli aggiornamenti in base all’andamento delle variabili esogene dell’economia internazionale (prezzo del petrolio, commercio mondiale, tassi di interesse ecc..) “e alle nuove proiezioni del Pil e della finanza pubblica definite in base a questo quadro”, ha spiegato il titolare dell’Economia.

Quindi nessuna indicazione ‘programmatica’ sull’Iva, su tagli e coperture, sull’arrivo di nuove tasse o sull’eliminazione di vecchie. Il Parlamento lo esaminerà ed approverà ed entro il 30 dello stesso mese il Def, in versione ‘light’, sarà trasmesso alla Commissione europea.

Nel lasso di tempo tra il 10 e il 30, le parti politiche avranno il modo di elaborare e votare le risoluzioni parlamentari, che daranno, in questo caso sì, le indicazioni di ogni partito sulle scelte da fare: se prediligere insomma il reddito di cittadinanza del Movimento 5 Stelle, la revisione più o meno profonda della legge Fornero, il disinnesco (parziale o totale) delle clausole di salvaguardia sull’Iva, o l’adozione della flat tax della Lega.

Allo stesso tempo bisognerà indicare le coperture degli interventi, gli eventuali tagli di spesa, e decidere a quale livello voler portare deficit e debito pubblico. Sarà insomma dalle risoluzioni che, dopo le promesse della campagna elettorale, cominceranno ad emergere le proposte concrete di partiti di maggioranza e minoranza.

Intanto commercianti e associazioni alzano gli scudi contro la prospettiva di un aumento dell’Iva. A fare qualche calcolo è innanzitutto la Confesercenti: gli scatti dell’aliquota avrebbero un grave impatto sui consumi, con la perdita nel prossimo triennio 23 miliardi di euro di spesa, circa 885 euro a famiglia.

Uno stop alla domanda interna che, secondo l’associazione, farebbe rallentare il Pil di 1,2 punti tra il 2019 ed il 2021. Confcommercio parla di un danno a famiglie e imprese, “un errore clamoroso per le prospettive di crescita dell’intero Paese”, mentre Federalimentare giudica l’idea di un aumento “irresponsabile”.