Scontro su Padoan: Di Maio attacca, Martina lo difende

Pier Carlo Padoan, Pierre Moscovici e Michel Sapin

BRUXELLES. – Scontro sull’Europa tra Luigi Di Maio e il ministro uscente dell’economia Pier Carlo Padoan. Reo, secondo il leader dei 5 stelle, di aver gettato incertezza tra i colleghi e le istituzioni di Bruxelles sul futuro dell’Italia. “E’ stato molto irresponsabile, avvelena i pozzi”, ha detto Di Maio alla stampa estera, rassicurandola sull’impegno europeista del suo movimento.

A difesa di Padoan scende il reggente del Partito democratico, Maurizio Martina, che accusa Di Maio di “propaganda” e ricorda come il ministro abbia “garantito la tenuta del Paese e la sua ripartenza”. E mentre a Strasburgo il leader della Lega Matteo Salvini rimette in discussione il vincolo del 3% sul deficit e rilancia un piano B sull’euro “moneta sbagliata”, l’Ocse non vede impatti negativi sul Pil italiano causati dal voto.

Di Maio è insorto dopo che il ministro dell’economia, al termine dell’Ecofin, ha raccontato di aver risposto ‘non lo so’ ai colleghi che gli chiedevano cosa succederà in Italia. “Gli ho presentato tutte le opzioni. Ho descritto le ipotesi sul tappeto, con tanto di distribuzione dei voti e degli scenari possibili più o meno ragionevoli e c’è sicuramente grande interesse tra i colleghi dell’Eurogruppo”, ha detto il ministro.

Ma per il premier designato dai 5 stelle, “è stata quasi una provocazione, come a dire che ‘ora che me vado all’opposizione avveleno i pozzi. Tutti siamo chiamati alle responsabilità”, ha scandito di fronte ai giornalisti esteri a Roma. Parole “arroganti e per niente utili all’Italia”, secondo Martina.

In realtà Bruxelles ha ben presente la complessa situazione italiana, tanto che “nel presentare la situazione dell’Eurozona, lo stesso commissario Moscovici ha citato l’Italia come elemento di incertezza”, ha ricordato Padoan. Il quale, in questi due giorni europei, ha incontrato i responsabili dei conti pubblici Dombrovskis, Moscovici e il presidente dell’Eurogruppo Centeno “per informarli” che l’Italia lavora solo un Def tecnico, senza “nessun contenuto di policy”, e che “finché non ci sarà un nuovo governo, la Commissione deve attendere l’invio del documento programmatico che è compito del nuovo governo redigere”.

Da parte di Bruxelles c’è stata massima comprensione: “Si è dimostrata aperta e paziente ad attendere questo passaggio ulteriore”. Padoan, insomma, ha preparato il terreno affinché il nuovo Governo possa fare le proprie scelte con tranquillità, senza ritrovarsi con urgenze da affrontare, come una manovra-bis immediata. Perché sembra ormai praticamente chiusa la partita sul 2017: la Commissione non chiede più esplicitamente uno sforzo supplementare, ed è propensa a credere, come sosteneva il Governo, che i dati migliori sul Pil 2017 possano rendere non più necessaria quella correzione di 0,3% chiesta dalla Ue a novembre.

Da parte sua Bruxelles ha scelto di tenere una linea morbida e accomodante: concederà tutto il tempo necessario per la consegna dei documenti programmatici di politica economica, come fa con tutti i nuovi Governi, e probabilmente rinvierà direttamente all’autunno la nuova valutazione dei conti pubblici. Sperando che nel frattempo il nuovo esecutivo lasci invariata la legge di stabilità 2018 – che rispetta ‘sostanzialmente’ le regole Ue – per concentrarsi su quella 2019.

Un assaggio delle intenzioni dei partiti e quindi di una possibile maggioranza, si avrà durante la discussione in Parlamento sul Def. Il quale, spiega Padoan, non deve essere approvato ma potrà essere affiancato da “ulteriori documenti di indirizzo” che “ogni parlamentare riterrà di rendere pubblici”.

(di Chiara De Felice/ANSA)