Pd resta alla finestra. Verso Guerini e Marcucci capigruppo

Lorenzo Guerini

ROMA. – Lorenzo Guerini capogruppo alla Camera, Andrea Marcucci al Senato. Sembra convergere su questi due nomi, renziani ma in buoni rapporti con le altre aree del partito, il lavoro di mediazione nel Pd per evitare conte sulla guida dei gruppi parlamentari. In una fase molto tesa, in cui i Dem si ritrovano spettatori delle grandi manovre altrui sul governo, il tentativo è non rompere il fronte interno.

E perciò, mentre si assiste al dialogo tra M5s e Lega, Guerini si incarica di smentire come “fantapolitica” l’ipotesi, messa in campo da Berlusconi ma osteggiata da Salvini, di un sostegno esterno del Pd a un governo di centrodestra. Mentre viene accolta con freddezza e qualche sospetto la proposta di Dario Franceschini di rendere la legislatura “Costituente”.

Il ministro della Cultura in un’intervista al Corriere della sera lancia la sua idea: visto che nessuno ha la maggioranza e si profila uno stallo, è il momento propizio per scrivere tutti assieme una riforma costituzionale “monocamerale” e una legge elettorale, dal momento che “nessuno può imporle agli altri” partiti. La proposta non è un governo “con tutti”, spiegano i parlamentari a lui vicini, ma dare uno scopo alla legislatura. E’ un modo, aggiungono, di offrire una “sponda” a Mattarella chiarendo che il Pd è all’opposizione ma non vuole un “Aventino istituzionale”.

Una posizione “responsabile”, concorda Andrea Orlando, che è nel solco di quanto deciso in direzione. “Sulle regole – dice diplomatico Guerini – abbiamo speso già molte energie. Se ci sono le condizioni ci siamo ma il tema del governo è altra questione”. Ma per il resto non solo tra gli altri partiti, ma anche tra i Dem la proposta viene accolta da un freddo silenzio.

I renziani, convinti che Franceschini tenti di intestarsi il nuovo corso, fanno trapelare “serenità” ma anche qualche sospetto. L’intervento però, osservano fonti di maggioranza del partito, è fuori tempo. E alimenta in più d’uno il dubbio che offra il fianco a chi, dagli altri partiti, starebbe lavorando per spaccare il fronte Dem: una bicamerale, ipotizza qualcuno, potrebbe affiancare un governo di minoranza.

Ma è “fantascienza”, taglia corto Guerini, un sostegno a un governo di Berlusconi, Salvini, Meloni. Mentre tra i Dem c’è chi è convinto che il dialogo tra Salvini e Di Maio per un esecutivo M5s-Lega sia reale e avviato già prima delle elezioni. Di certo in tanti preferiscono quest’ipotesi, che relegherebbe il Pd per “cinque anni” all’opposizione, al voto anticipato. Anche perché il partito è a pezzi e a Ercolano, dove si riuniscono i Dem napoletani, deve intervenire la polizia a sedare una rissa.

Ecco perché, nella ricerca di un difficile nuovo equilibrio, è in corso una mediazione a partire dalle presidenze dei gruppi. I renziani moderati – e di esperienza – Guerini e Marcucci sono in pole position. Si fanno altri nomi, come Ettore Rosato alla Camera, Matteo Richetti o anche Gianni Pittella e Alan Ferrari al Senato, ma non riscuoterebbero un consenso altrettanto ampio.

Quanto al partito, in vista dell’assemblea di aprile si cerca la convergenza su un segretario che “traghetti” verso il congresso: i renziani vorrebbero Graziano Delrio, che continua a tirarsi indietro, mentre meno chance avrebbe Richetti e anche Zingaretti sarebbe un nome in campo per il congresso. Perciò salgono le quotazioni di Martina. Il ‘reggente’, che in giornata sente Federica Mogherini, sta lavorando per unire: se riuscirà, è il candidato più accreditato.

(di Serenella Mattera/ANSA)

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