Mauro Cichero, uno dei pilastri della vinotinto olimpionica

Vinotinto
Nella foto, la Vinotinto del 1980. Mauro Cichero con la fascia di capitano, il secondo da destra in piedi.

CARACAS – In Venezuela, ci sono cognomi di origine italiana che solo a menzionarli fanno venire i brividi, vedi i vari Cecotto dal nonno al nipote tutti protagonisti nelle diverse piste in giro per il mondo. Nel calcio, c’é un cognome che grazie alle gesta con palla al piede hanno regalato notti magiche agli amanti del pallone nella terra di Bolívar.

Stiamo parlando di Cichero, questa famiglia ha regalato 4 calciatori: iniziando con Mauro che ha addirittura partecipato ai giochi olimpici. Poi i suoi figli Alejandro, Gabriel e Mauro jr. hanno seguito le sue orme su un rettangolo verde. Abbiamo avuto l’occasione di parlare con Mauro Cichero padre che ci ha raccontato com’é stata la sua vita da calciatore.

Mauro Cichero é nato a Genova il 16 settembre del 1951 ed ha vissuto nella cittá ligure fino ai 14 anni, poi é emigrato in Venezuela con i suoi genitori.

“Quando giocavo il sistema di gioco usato era il 4-4-3 ed in quel momento é nata la figura del libero.”

Nella terra di Bolívar, Cichero ha studiato nella scuola Agustín Codazzi. Il suo primo allenatore é stato il famoso arbitro Varrone. Il campione di origine ligure ha giocato con il Claret dove ha avuto come mister Celso De Oliviero. Da lí passò a difendere la maglia del Centro Italiano Venezolano di Caracas.

“Nel mio periodo con le giovanili e la primera ho avuto come allenatore il miglior Celso de Oliveira nella scuola el Claret e poi nel CIV ho avuto due allenatori che hanno influito nella mia carriera, Alterio ed Elio ‘El Mulato’.”

Mauro Cichero, in Primera División, ha difeso le maglia di Deportivo Italia, Deportivo Canarias e ULA Mérida.

“Allora la Liga Profesional Venezolana era forte e competitiva. Non era facile giocare, era piena di calciatori argentini, brasiliani, uruguaiani ed anche paraguaiani e tutti erano giocatori di altissimo livello.”

Grazie alla stabilitá economica in quel periodo nel campionato venezuelano hanno giocato calciatori di altissimo livello.

“Ai miei tempi i calciatori stranieri era ottimi. I piú famosi hanno giocato con il Portuguesa, con loro ha giocato Jairsinho. Ma non solo, con l’Anzoátegui c’era Nelinho e con l’ULA Mérida c’era Andrade. Con quest’ultimo ho giocato due stagioni a Mérida. Poi é ritornato in Brasile per giocare con il Flamengo e la nazionale verdeoro. Lui ha giocato anche con la Roma. Aveva 18 anni ed era un fenomeno a livello tattico ed era veloce. É stato l’unico giocatore brasiliano con cui ho giocato che non beveva liquori. Andrade beveva solo acqua e latte. E non posso dimenticarmi di menzionare che l’ULA Mérida é stata la squadra che piú calciatori ha apportato alla nazionale preolimpica. Con la nazionale maggiore ho avuto la fortuna di giocare con campioni del calibro di Carbajal, Campos, Bernardo Añor, Iker Zubizaretta e Cheche Vidal.”

Nella foto d’archivio Mauro Cichero in azione

Grazie alla sua bravura, Mauro Cichero, ha giocato anche in Italia. “Insieme ad Alfredo Buffardi siamo andati a fare un provino con il Milan. Da lí mi hanno mandato al Grosseto in serie B, mentre Alfredo é andato alla Salernitana.”

Nella seconda metá del XX secolo, i principali club venezuelani erano di origine europeo, sponsorizzati principalmente da italiani, portoguesi e spagnoli che vivevano nel paese. Grazie a loro nascono squadre come Deportivo Italia, Tiquire Flores, Unión Deportiva Canarias, Deportivo Español, Deportivo Galicia e Deportivo Portugués.

“A Caracas tutte le gare tra le squadre delle Colonias erano vissute come dei clásicos. Ma non bisogna dimenticarsi di quelli che si disputavano a Mérida tra ULA ed Estudiantes. E secondo me era il migliore. Lo stadio era sempre pieno. Lì il calcio era ed é una passione da sempre”.

In carriera Mauro Cichero, ha anche difeso la casacca della nazionale venezuelana. Con la vinotinto é nel gruppo che partecipa per la prima ed unica volta nel torneo di calcio nell’edizione di Mosca 1980. Nel girone del torneo preolimpico gioca contro Argentina, Bolivia, Brasile, Colombia, Cile e Perù.

La vinotinto strappa 2 vittorie (contro Colombia e Bolivia) e un pareggio (contro il Cile) e si piazza al quarto posto con 5 punti in classifica. Sarebbe eliminazione (poiché il Sudamerica ha diritto a 2 soli posti), ma l’Argentina, vincitrice del “Pre-Olimpico”, aderisce al boicottaggio contro l’URSS. In sostituzione della nazionale albiceleste viene ripescato proprio il Venezuela, che parte così inaspettatamente per Mosca.

“Con la nazionale la cosa piú bella che ricordo é la vittoria 1-0 a Bogotá contro la Colombia. Poi é arrivata la qualificazione ai giochi grazie al ritiro dell’Argentina.”

Inserito nel gruppo A del torneo olimpico di calcio, contro URSS, Cuba e Zambia, perde contro le prime due, ma batte 2-1 gli africani. Il successo vale il terzo posto in classifica, con 2 punti, ma non basta ad accedere ai quarti.

“Partecipare ad una olimpiade è una esperienza unica, perchè non c’é solo il torneo di calcio, ma tutti gli sport e conosci atleti di tutti i paesi del mondo. É uno spettacolo che non si può dimenticare, specialmente per noi del calcio che eravamo alla prima esperienza in un torneo cosí importante. Per me sará indimenticabile anche per il fatto che ero il capitano sia della nazionale che partecipò il preolimico che in quella dei giochi di Mosca”.

Il 20 luglio del 1980, davanti a piú di 80 mila persone la nazionale venezuelana di calcio fa il suo esordio in un torneo olimpico: per la cronaca la vinotinto fu battuta per 4-0 dalla Russia.

“La nostra prima gara é stata proprio contro i padroni di casa, la cornice di tifosi era straordinaria, quasi 85 mila persone. Una cosa mai vista per noi venezuelni. Abbiamo perso 4-0, pero c’é da segnalare che quella era la stessa nazionale che due anni dopo partecipò al mondiale di calcio in Spagna. Ma la cosa davvero impressionante era vedere tutta quella gente incitare la propria nazionale. Noi avevamo un piccolo gruppo di tifosi, erano diplomatici venezuelani che vivevano e lavoravano nella capitale sovietica: erano circa 10 persone. Ma quando scendi in campo, ti dimentichi di tutte queste persone che ci sono attorno e pensi solo a giocare”.

Tra torneo preolimpico ed olimpiadi di Mosca,  il difensore nato a Genova ha disputato 6 gare. “Giocare con la nazionale é il massimo a cui puó aspirare un calciatore. É un orgoglio rappresentare il tuo paese nelle diverse competizioni. Sentire il Gloria al Bravo in uno stadio non ha prezzo. Anche se ai miei tempi i vinotinto non eravamo famosi cosí come lo sono stati i miei figli Alejandro e Gabriel, credo che loro hanno vissuto il miglior momento.”

Sono tanti gli allenatori che hanno segnato la carriera di Mauro Cichero. “Ci sono Celso de Oliveira, Alterio, ‘El mulato’ Elio, Jair. Ho avuto anche un paraguaiano molto bravo. In nazionale a Luis Mendoza che era asistente di Manuel Plasencia. Plasencia puó essere paragonato con Mourinho che senza aver giocato ad alti livelli é uno studioso del calcio e conosce bene le tattiche di gioco”

Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, il difensore ha intrapreso la carriera d’allenatore. “Dopo il mio ritiro ho lavorato con la scuola calcio del  Colegio Campo Alegre de las Mercedes a Caracas ed ero professore di Scienze motorie nella Scuola USA dove si parla solo inglese. Qui prima non avevamo nessuna squadra calcio, poi siamo arrivati ad avere una settore giovanile e addirittura un campionato di soli genitori dove participavano le diverse ambasciate di Caracas. Ho lavorato anche  con l’Altamira Tennis Club dove ho creato le categorie Infantil, Juvenil e Veteranos che partecipavano ai diversi tornei. Infine con il CIV di Caracas, il club della mia vita, con loro continuavo a giocare con la Primera e poi coi Veteranos. Alla fine il 29 gennaio del 1999, sono arrivato ad Oklahoma City. Qui sono stato direttore di un club che aveva tesserati piú di 3 mila bimbi. Poi ho allenato la Saint Gregory University, la squadra che piú calciatori venezuelani ha avuto nei campionati universitari. Alcuni di questi ragazzi continuano a vivere negli Stati Uniti.”

Infine Mauro ci parla del calcio venezuelano attuale. “Da quando i miei figli non giocano più, non seguo la Primera División, ma la Vinotinto la guardo sempre e con molto orgoglio. Adesso ci sono tanti giocatori in giro per il mondo. Ogni anno ci sono piú giocatori che vengono tesserati da squadre della MLS e nella primavera del Cosmos. Nella Primera División venezuelana il livello degli importados non é come ai miei tempi, questo é anche dovuto alla situazione economica, é difficile trovare i dollari per pagare i calciatori. Ma il campionato locale continua ad essere una grandissima occasione per i calciatori creoli per mettersi in mostra, ai miei tempi era piú difficile per i venezuelani sfondare, nelle squadre i giocatori importados erano molto bravi.”

 (di Fioravante De Simone)