Nel Pd cresce la fronda governista. Braccio di ferro assemblea

ROMA. – Vota “scheda bianca”, al primo giro di consultazioni, il Pd: spetta a chi ha vinto le elezioni “l’onore e l’onere” di esprimere il governo, i gruppi Dem da “minoranza parlamentare” sono pronti a “impegnarsi all’opposizione”. E’ questo il messaggio, definito tre settimane fa in direzione, che la delegazione composta da Maurizio Martina, Graziano Delrio, Andrea Marcucci e Matteo Orfini giovedì mattina ribadirà al Colle.

E fin qui, nessun problema. E’ su quel che accadrà dopo che già si agitano gli animi. Perché se il dialogo in corso per un governo di M5s e centrodestra dovesse mostrare delle crepe, una “fronda” Dem sempre più numerosa premerebbe per entrare in partita. E chiedere l’apertura di un dialogo coi Cinque stelle.

Ma è l’intreccio con un’altra partita, tutta interna, a tenere banco in queste ore nel Pd. Perché ad aprile dovrebbe essere convocata l’assemblea per eleggere il nuovo segretario. E le grandi manovre sono già iniziate. In casa renziana c’è chi accarezza l’idea di far slittare l’assise a giugno, dopo le amministrative, per avere il tempo di consolidare un candidato alternativo al reggente Maurizio Martina.

Ma i ‘martiniani’ si dicono convinti che la transizione non possa protrarsi oltre. E dunque la proposta potrebbe essere convocare l’assemblea, a prescindere dai tempi per la formazione del governo, entro la fine di aprile (forse il 22). E lavorare a una scelta condivisa, magari fissando la data del congresso tra un anno, nel 2019.

Il nome di Martina è il più accreditato per prendere le redini del partito: su di lui, con un accordo per il congresso tra un anno, potrebbe convergere anche la minoranza. Ma dopo il braccio di ferro sulla scelta dei capigruppo, Renzi (da solo un anno fa aveva oltre il 50% dei voti in assemblea) potrebbe puntare su un altro nome: se Graziano Delrio tenesse fermo il suo “no”, potrebbero essere Lorenzo Guerini o Matteo Richetti (si cita Debora Serracchiani, ma avrebbe consensi meno larghi).

Di segreteria si potrebbe iniziare a parlare già nei prossimi giorni, nei contatti che Martina avrà con tutti i dirigenti Dem in vista delle consultazioni. Ma una decisione potrebbe essere presa solo la prossima settimana, quando direzione e gruppi parlamentari dovrebbero tornare a riunirsi per valutare la situazione politica. Quella potrebbe essere la sede per discutere se rivedere l’equazione “siamo minoranza, stiamo all’opposizione”.

Ma molto dipenderà dalle mosse degli altri. Tra i “dialoganti” del Pd – un’area vasta che va da Dario Franceschini alla minoranza di Andrea Orlando – c’è chi è convinto che si debba dare subito un segnale, a prescindere dal grado di avanzamento del dialogo M5s-Lega. Ma per evitare di farsi strumentalizzare o di dividersi inutilmente, i più sono persuasi che il Pd debba fare una mossa se quel dialogo mostrerà crepe. A quel punto, lo stesso Martina sarebbe pronto ad aprire una riflessione più ampia. E l’ala dialogante potrebbe spingere nella direzione del M5s.

Ma i renziani tengono il punto: con Di Maio, il governo è impossibile. Più facile, sostiene qualcuno, sarebbe un sostegno esterno a un governo di centrodestra.

(di Serenella Mattera/ANSA)