Sanzioni Usa affossano il rublo. Mosca taglia le aste bond

MOSCA. – Prima la Borsa, poi la valuta. L’ultimo giro di sanzioni antirusse ha creato una tempesta sui mercati e ha ‘schiantato’ il rublo, che nel giro di due giorni è arrivato a toccare i 78 punti sull’euro tornando ai valori di aprile 2016. Non solo. Mosca ha dovuto cancellare le aste di obbligazioni previste per domani alla luce delle “condizioni sfavorevoli”.

Il Cremlino sta “analizzando la situazione” e ha assicurato che la riposta russa terrà conto degli “interessi nazionali”. E la soluzione (parziale) potrebbe essere quella di creare delle aree off-shore in Russia sul modello del Delawere. “Se ne parlava da tempo, ma il progetto è tornato al centro dell’attenzione dopo l’inasprimento delle sanzioni: ora servono meccanismi per far rimpatriare i capitali e conservarli”, ha detto una fonte bene informata al quotidiano finanziario Vedomosti.

Il disegno di legge è stato stilato dal ministero dello Sviluppo Economico e potrebbe essere approvato entro l’estate. I due ‘paradisi fiscali’ russi – nome in codice: “territori a regime speciale” – potrebbero sorgere a Occidente, sull’isola Oktiabrski, nell’enclave di Kaliningrad, e nell’Oriente estremo, sull’isola Russki.

Così chi vorrà portare soldi e aziende in Russia – soggetti sanzionati ma non solo – potrà farlo “velocemente”, senza ammende, e potrà “trapiantare” le strutture societarie conservando la loro forma giuridica (ad esempio i trust). Tali “società imprenditoriali internazionali” potranno non divulgare i nomi dei soci e del management – come nei centri off-shore più opachi – e non pagheranno le tasse sui profitti esteri. Insomma, si salvi chi può.

Il domino d’altra parte è già iniziato: i nomi dei neo-sanzionati sono solo la punta dell’iceberg. Le sanzioni – in questo caso secondarie – vengono infatti introdotte automaticamente contro tutte le società in cui le persone fisiche o giuridiche iscritte nella lista nera Usa possiedono una quota pari ad almeno il 50%. E questo potrebbe avere effetti pesanti anche in Europa.

La Rusal di Oleg Deripaska possiede ad esempio 35 società controllate, 14 delle quali in paesi non CIS (ex Unione Sovietica, ndr) tra cui anche Italia e Svizzera (nonché Stati Uniti). Non è dunque un caso se Glencore ha annunciato che il suo amministratore delegato, Ivan Glasenberg, si è dimesso dal ruolo di amministratore della Rusal.

Il meccanismo delle sanzioni secondarie può d’altronde avere effetti perversi: la Renova di Viktor Vekselberg ha annunciato di voler portare la sua quota nelle pompe Sulzer (Svizzera) sotto il 50% ma la stessa Sulzer ha fatto sapere che il passaggio dei fondi alla Renova per l’acquisto del 15% del pacchetto azionario potrebbe non essere possibile proprio in virtù delle sanzioni.

Facile capire perché la domanda che circola a Mosca ora sia una e una soltanto: chi colpiranno gli americani al prossimo giro?

(di Mattia Bernardo Bagnoli/ANSA)

Condividi: