Tangenti nella sanità: sei arresti a Milano, pure quattro primari

Soldi, regalie e finte consulenze

MILANO. – Non solo richieste, andate a buon fine, di acquisto di presidi sanitari da parte dei medici in cambio di soldi, regalie come inviti a congressi a Parigi o in Alto Adige, borse griffate o stage professionali per figli e parenti. Il sistema scoperto dalla nuova indagine della Procura di Milano che ha fatto finire in cella un imprenditore e ai domiciliari 4 primari e un direttore sanitario degli Istituti Ortopedici Galeazzi e Cto-Pini pare più raffinato.

Questa volta alcuni dei camici bianchi si sarebbero “imprenditorializzati”: “in una situazione di conflitto di interessi” avrebbero brevettato quei prodotti poi venduti, grazie alla loro sponsorizzazione, da società di cui loro stessi avrebbero avuto, tramite le mogli, le quote.

I militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Gdf hanno notificato 6 ordinanze di custodia cautelare per corruzione a Paola Navone, Giorgio Maria Calori e Carmine Cucciniello, rispettivamente direttore sanitario, e responsabili delle unità operative di Chirurgia ortopedica Riparativa-Risk Management e di Ortopedia Correttiva del Cto-Pini e a Lorenzo Drago e Carlo Luca Romanò, uno a capo della divisione di Chirugia Ricostruttiva e l’altro del Laboratorio Analisi del Galeazzi. In carcere, invece, l’imprenditore Tommaso Brenicci a capo di un vero e proprio gruppo con molte società attivo nel settore del commercio all’ingrosso di articoli medicali e ortopedici.

L’indagine, coordinata dal procuratori aggiunti Letizia Mannella ed Eugenio Fusco e che ha visto il contributo di un esposto anonimo in cui si denunciavano ‘clientelismo e regali’, è nata da quella che un anno fa ha portato ad arrestare un altro primario dell’ospedale di Piazza Cardinal Ferrari, Norberto Confalonieri.

Allora fu la stessa Paola Navone, in un’intervista a ‘Porta a Porta’, a dire “farò un piano anticorruzione”. Eppure la dirigente, ex capo del Nucleo operativo di controllo della Asl di Milano e rimasta impigliata una decina di anni fa nel caso che riguardava la casa di cura San Carlo, ora si ritrova nei guai: avrebbe ricevuto da Brenicci la promessa di uno stage post universitario per la figlia in una delle sue società, un cesto di Natale ‘gourmet’ da 1.000 euro e il pagamento spese per congressi a Parigi e in una località in provincia di Bolzano per aver caldeggiato, in concorso con Calori, il primario descritto dal giudice come ‘avido’, un dispositivo per la diagnosi di infezioni osteoarticolari, il ‘Micro DTTect’, brevettato da Brenicci con i primari Drago e Romanò e poi venduto al Pini (e anche al Galeazzi) da una società riferibile ai tre.

Inoltre, per aumentare il bacino di utenza e potenziare l’uso del dispositivo al Cto-Pini, si sarebbe rivolta a Gustavo Cioppa, ex sottosegretario alla Presidenza presso la Giunta lombarda e ora indagato per favoreggiamento e abuso d’ufficio, affinché intercedesse in Regione per accreditare il reparto di Calori come punto di riferimento regionale per il trattamento delle infezioni articolari.

Il primario avrebbe ricevuto compensi tra cui oltre 200 mila euro in consulenze e pure un prestito infruttifero di 30 mila euro per sostenere le spese del mutuo acceso per un mega appartamento in pieno centro. L’imprenditore con i tre reparti del Pini, compreso quello diretto da Bruno Marelli (seconda divisione di Ortopedia e Traumatologia) anche lui indagato, dal 2012 al 2017 ha incassato, per la vendita dei presidi sanitari, tra i quali anche un kit per la rigenerazione di tessuto osseo, circa 3,3 milioni di euro. Alto anche il giro d’affari al Galeazzi, l’altro polo ortopedico di Milano che si è dichiarato estraneo alla vicenda.

Vicenda nella quale i medici protagonisti, disposti a “svendere la pubblica funzione, per il proprio tornaconto personale, incrementando il proprio guadagno” a discapito dell’ente per cui lavorano e “spesso – annota il gip – anche in dispregio della salute dei pazienti”, si sono arricchiti grazie a stecche, spesso mascherate da consulenze fantasma e quote in società inglesi, per parecchie migliaia di euro.

(di Francesca Brunati/ANSA)

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