La spesa delle famiglie sale più dei redditi, giù i risparmi

ROMA. – La spesa delle famiglie cresce del 2,5% più di quanto facciano i redditi, saliti ma non oltre l’1,7%. A pagarne le conseguenze non possono che essere i risparmi, in discesa. A tracciare i movimenti in uscita e in entrata dai bilanci domestici è l’Istat, che per il 2017 avverte anche un rallentamento del potere d’acquisto, con un rialzo (+0,6%) più che dimezzato rispetto all’anno prima.

La frenata era attesa vista la risalita dei prezzi. Ad aiutare c’è però un calo dell’incidenza delle tasse. Diminuzione che vale anche per le imprese, con un’eccezione: le banche. L’onere delle imposte sui redditi delle società finanziare si è, infatti, rialzato di 1,3 punti. Di certo tra le cause c’è il versamento dei contributi, pari a 2,7 miliardi, ai fondi di risoluzione nazionale ed europeo e a quello per la tutela dei depositi. Per le famiglie, invece, la riduzione dell’onere è stata di 0,3 punti e per le aziende di 0,4.

L’Istat poi conferma come la spinta alla crescita della ricchezza del Paese sia arrivata dalle imprese ma una mano è venuta anche dai consumatori. D’altra parte gli italiani si sono dedicati allo shopping e molto meno a mettere da parte. Il risparmio finanziario delle famiglie, da destinare anche all’acquisto di titoli o azioni, scende di 4 miliardi. Tanto che il Codacons parla di una trasformazione da ‘formiche’ a ‘cicale’, mentre Federconsumatori vede un rischio di impoverimento.

Ma anche in questo caso, famiglie e imprese vanno di pari passo (per le realtà produttive l’ammanco è stato di 3 miliardi). Ancora una volta fanno eccezione gli istituti finanziari (+14miliardi). Un rialzo, spiega l’Istat, determinato anche dall’aumento dei trasferimenti pubblici nei confronti delle banche in difficoltà.

A proposito di Stato, il tessuto economico del Paese è anche fatto dalla macchina pubblica che tra l’altro redistribuisce le risorse tra gli attori in campo, prelevando con le tasse e restituendo in servizi e prestazioni, dalla sanità all’assistenza. L’Istat ha stimato che, dopo lo scambio, allo Stato restano oltre 90 miliardi in attivo. Ma l’aggiornamento dei dati non va oltre il 2015. Il saldo per lo scorso anno non è ancora disponibile ma intanto si può dire come pensioni, misure di sostegno al reddito e indennità di disoccupazione siano aumentate, mentre sono diminuite le integrazioni salariali.

(di Marianna Berti/ANSA)

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