Missione Governo: la Siria accelera i dubbi del Colle

FOTO ANSA/ALESSANDRO DI MEO

ROMA. – La crisi siriana ha fatto fibrillare anche il Quirinale dove si irrobustisce la convinzione che sia veramente urgente dare al Paese un Governo “nella pienezza dei suoi poteri”. Sergio Mattarella, dopo una serie di contatti avuti di buon’ora questa mattina, ha avuto conferma che si trattava di attacchi mirati e per ora limitati decidendo di non modificare il “timing” previsto alla fine delle consultazioni.

Quindi prima di mercoledì non interverrà in attesa di avere una qualche novità dai partiti. Ma l’impressione è che sia arrivata l’ora di portare qualcosa di concreto all’esame del Quirinale. Questa pausa di riflessione servirà anche al presidente della Repubblica.

Diverse sono le opzioni in esame, ma Mattarella dovrà prima definire la “ratio” del suo intervento. E due sono i percorsi mentali da affrontare: il capo dello Stato può decidere se andare a vedere le carte di Luigi Di Maio e Matteo Salvini forzando la mano per poi poter esplorare formule diverse da quella legata a un accordo Lega-M5s; oppure continuare a “credere” ad un’intesa che effettivamente si è mostrata solida, dando tempo fino alla fine di aprile.

Dead line per tutti ma che sembra sia alla base del patto Salvini-Di Maio per “scavallare” le elezioni regionali del Molise (22 aprile) e del Friuli Venezia Giulia (29 aprile). Vediamo come. E’ chiaro che affidare a metà della settimana prossima un pre-incarico a Salvini darebbe il segno dell’urgenza. Un chiaro segnale che Mattarella ha perso la pazienza e vuole vedere il “gioco”.

Il leader della Lega desidera e teme un incarico a seconda delle giornate. Servirebbe indubbiamente a stringere i tempi ma sarebbe ad alto rischio: in caso di fallimento Mattarella abbandonerebbe l’intesa Lega-M5s per avventurarsi in altri mondi. Allo stesso modo è chiaro che affidare un incarico esplorativo a una figura istituzionale rilasserebbe il quadro politico permettendo sia di regalare giorni preziosi al duo Salvini-Di Maio, sia di capire meglio la reale voglia di rientro in gioco del Pd che, è bene ricordarlo, è il secondo partito italiano dopo i pentastellati.

Purtroppo le cose non sono così semplici. Parlare di figure istituzionali nell’Italia del 2018 significa dire tutto e niente. Elisabetta Casellati e Roberto Fico sono alla guida del Senato e della Camera grazie a un accordo politico sotto la regia di Salvini e Di Maio. E sono due profili lontanissimi l’uno dall’altro. Se il presidente decidesse per un incarico esplorativo dovrebbe affrontare anche un secondo dilemma: meglio Casellati, di Forza Italia e fedelissima di Berlusconi, o Fico, pentastellato movimentista e fiero oppositore di Di Maio nel recente passato?

Con quale autonomia la presidente del Senato si muoverebbe nei confronti di un Silvio Berlusconi che in questi giorni sembra poco incline a non essere protagonista? E con quale imbarazzo Di Maio potrebbe replicare alle interrogazioni di un presidente della Camera che potrebbe chiedergli di lasciare a Salvini il ruolo del presidente del Consiglio?

Quante difficoltà per il presidente Mattarella, che vede sulla carta diverse maggioranze numericamente possibili ma registra giorno dopo giorno veti e blocchi. Questo fine settimana riposa e ragiona a Castelporziano, lunedì sarà a Forlì per una cerimonia da tempo programmata. Poi da martedì, dopo le informative del Governo al Parlamento sulla crisi siriana, tutto è possibile. Soprattutto se Salvini e Di Maio non porteranno fieno in cascina.

(Di Fabrizio Finzi/ANSA)

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