Lo spettro della guerra in Siria piomba sulle riunioni del Fmi

FOTO EPA/SEDAT SUNA

NEW YORK. – L’attacco in Siria si abbatte sulle riunioni del Fondo Monetario Internazionale, che questa settimana si terranno a Washington. A fronte di una ripresa economica mondiale che procede, l’azione congiunta di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna contro il regime di Bashar al-Assad rappresenta un nuovo rischio che va ad aggiungersi a quelli di una potenziale guerra commerciale e ai timori per le conseguenze di un aumento dei tassi di interesse.

Un primo check arriverà comunque dall’apertura di mercati dopo la pausa del weekend. Finora i listini hanno assorbito le tensioni internazionali. Ma l’entità dell’intervento, insieme al numero e al peso dei Paesi coinvolti, potrebbe far cambiare il vento degli investitori. In un quadro così incerto il Fmi si appresta a misurare la temperatura dell’economia globale fornendo le sue ricette, fra queste un secco no al protezionismo.

Christine Lagarde non ha usato mezzi termini per criticare le barriere commerciali, in un riferimento diretto soprattutto all’amministrazione americana e alla politica dell’America First di Donald Trump. A preoccupare il Fmi è anche l’elevato debito, salito ormai a livelli mai visti.

Il raid americano in Siria complica quindi un contesto già complesso e sul quale pesano anche le preoccupazioni su un possibile rialzo del costo del denaro più veloce del previsto. la Fed nella sua ultima riunione di marzo, la prima dell’era Jerome Powell, ha discusso la possibilità, lasciando i mercati alla finestra a interrogarsi sulle prossime mosse della banca centrale.

Gli investitori, con un occhio alla possibile escalation della situazione in Siria, guardano infatti con preoccupazione alla fine dell’era del denaro a costo zero che ha caratterizzato l’ultimo decennio. Ai meeting di primavera, che si aprono martedì a Washington, l’Italia è presente con il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco e il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan.

L’obiettivo è quello di spiegare la situazione politica italiana dopo le elezioni che non hanno prodotto un chiaro risultato. In assenza di un governo non sono state elaborate delle stime di crescita aggiornate, anche se resterebbe confermato l’obiettivo di un +1,5%, che incorpora già l’atteso rallentamento della ripresa certificato anche dalla Banca d’Italia nel primo trimestre.

Al prossimo esecutivo, per il quale proseguono trattative serrate sotto lo sguardo attento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, spetterà trovare modalità per sminare gli aumenti dell’Iva dal 2019, che valgono 12,5 miliardi per il prossimo anno e 19,1 miliardi per il 2020.

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