Medici aggrediti a Napoli e Roma, tre mila casi l’anno

ROMA. – Dottori e infermieri sempre di più nel mirino. Nel week end tre nuovi casi di violenza a Napoli, Roma e Palese, in provincia di Bari. Nel capoluogo campano una dottoressa del 118 è stata aggredita insieme ad altri operatori: presa a schiaffi, pugni e sputi da parenti e amici di due persone cadute da un motorino proprio mentre le stava soccorrendo.

Nella Capitale, all’ospedale Sant’Andrea, il padre di un paziente ricoverato si è scagliato contro la dottoressa di turno minacciandola di morte e stringendole le mani al collo. A Palese un intero equipaggio del 118 è stato minacciato a lungo da un paziente armato di una spada katana. Secondo la stima della Fiaso, la Federazione di Asl e Ospedali, sono 3 mila ogni anno le aggressioni a medici e personale sanitario. All’Inail sono stati denunciati 1.200 casi nel 2018.

“Le violenze negli ospedali e negli ambulatori pubblici sono un’emergenza che richiede risposte d’emergenza, a cominciare dall’inasprimento delle pene per chi aggredisce gli operatori delle aziende sanitarie”, propone la Federazione. Il presidente Francesco Ripa di Meana annuncia l’avvio di una raccolta firme per la presentazione di un disegno di legge di iniziativa popolare. Oltre a proporre un confronto con Prefetture e Questure per concordare procedure che possano garantire la massima tempestività dell’intervento nei luoghi di cura.

A rendere noti gli ultimi episodi è stata la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) che avverte: “A rischio è la stessa relazione di cura medico-paziente. “Serve un cambio di passo che restituisca a tutti, medici e pazienti, strutture e organizzazioni in grado di rispondere alle richieste di salute”, commenta il presidente Filippo Anelli. Che auspica una rivoluzione dell’opinione pubblica per rimettere al centro l’alleanza terapeutica: “Sono i medici e gli operatori sanitari che ormai stanno reggendo il sistema, soli contro carenze organizzative e istituzionali. E lo fanno a costo di gravi sacrifici personali”.

Sull’argomento interviene anche il sindacato dei Medici dirigenti Coas che tra l’altro mette sul banco degli imputati il web: “Svolgere con professionalità il proprio mestiere sembra non bastare più in questo clima di fake news e polemiche in cui tutti hanno la possibilità di consultare online i sintomi della propria malattia senza averne le adeguate competenze”.

Alessandro Garau, segretario nazionale del sindacato, descrive inoltre un malessere diffuso da parte degli utenti della sanità pubblica che rivolgono astio, rabbia e frustrazione contro il personale medico. Il Coas, in seguito alle continue aggressioni ai danni di dottori e infermieri, ha deciso di lanciare sul suo sito una sorta di contatore per monitorare i casi di violenza nelle strutture ospedaliere. E ha messo a disposizione di chi vuole raccontare casi simili una mail simile ad uno sportello d’ascolto.