I medici: “Difficile per Opac trovare prove a Duma”

BEIRUT. – Sarà “molto difficile” per gli ispettori dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) trovare prove dell’attacco con i gas compiuto il 7 aprile a Duma, a est di Damasco, attribuito alle forze governative siriane e nel quale sono morti secondo fonti mediche locali almeno 42 civili: è quanto affermano alcune delle stesse fonti mediche che dieci giorni fa erano in prima linea a Duma nel soccorrere i feriti e certificare la morte di decine di persone, tra cui donne e bambini.

Gli ispettori dell’Opac sono arrivati a Damasco venerdì scorso e sabato avrebbero dovuto compiere il primo sopralluogo a Duma, poi rimandato per ragioni di sicurezza in seguito al triplice attacco punitivo franco-americano-britannico contro obiettivi militari siriani. Gli esperti internazionali si trovano ora in un albergo a Damasco e attendono il via libera dall’Onu, che a sua volta darà il permesso in base alle indicazioni fornite dalle autorità siriane.

Le fonti mediche interpellate telefonicamente dall’ANSA sono tra le decine di migliaia di sfollati di Duma, trasferiti nel nord-ovest della Siria in una zona sotto influenza turca in base all’accordo tra Damasco, Mosca e Ankara. Questi medici hanno comunque mantenuto i contatti con i loro colleghi rimasti nella zona di Duma, da una settimana controllata dalla polizia militare russa e, da ieri, anche dalla polizia governativa siriana.

La tv di Stato siriana ha trasmesso interviste ad alcuni medici di Duma, che affermano che non vi sono prove del presunto attacco chimico del 7 aprile. “Sono i nostri colleghi, ma non possono parlare liberamente perché sono stati esplicitamente minacciati dal governo e dalle autorità russe di ritorsioni”, affermano i medici trasferiti nel nord.

“Il giorno dopo l’attacco, l’8 aprile, le autorità russe hanno fatto inserire nell’accordo per la resa di Duma la clausola che testimoni, soccorritori e medici non avrebbero dovuto far menzione degli attacchi con gas tossici del giorno prima”, ricorda la fonte, che chiede di rimanere anonima per non esporre la sua famiglia a rappresaglie. “Nessun medico, testimone o ferito presente oggi nella zona di Duma può parlare liberamente di quanto accaduto dieci giorni fa”, aggiunge la fonte.

Tecnicamente, sostiene il medico siriano, gli esperti dell’Opac possono condurre esami approfonditi sui luoghi del presunto attacco; possono esaminare i corpi delle vittime “sepolti in luoghi ben precisi a Duma e prima dell’arrivo della polizia militare russa”; possono ascoltare le testimonianze dei feriti e fare esami medici sui loro corpi.

“Ma sarà molto difficile che gli inquirenti internazionali riescano a lavorare liberamente”, afferma la fonte, “senza che le autorità presenti a Duma non abbiano inquinato il teatro dell’attacco”. Perché “ci sono feriti che si trovano tra gli sfollati in aree governative e hanno paura”.

Ma anche perché i luoghi dell’attacco sono da giorni sotto controllo russo e governativo. E infine perché i luoghi della sepoltura degli uccisi “possono essere stati alterati” prima dell’arrivo dell’Opac.

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