Carlo succederà alla regina come capo del Commonwealth

LONDRA. – La regina Elisabetta compie 92 anni, 66 dei quali trascorsi con la corona, e blinda la successione dell’eterno erede al trono Carlo. Un’eredità che appare oggi più vicina che mai, dopo la decisione presa a porte chiuse dai 53 leader del Commonwealth, e fatta subito trapelare dalla Bbc, d’indicare sin d’ora il principe di Galles anche come futuro capo dell’organizzazione nata dalle ceneri del fu Impero britannico. Quando Sua Maestà, beninteso, passerà la mano.

Se qualcuno avesse avuto dubbi sulla linea dinastica, chiacchiericcio dei tabloid a parte, è servito. Carlo, per quanto ormai sulla soglia dei 70 e a dispetto di qualche gaffe, non solo resta saldamente il primo nell’ordine di successione per lo scettro in nome d’un diritto inalienabile, salvo sconquassi o rinunce sue. Ma si assicura pure la guida prossima ventura del Commonwealth: ruolo simbolico, e tuttavia importante per la Gran Bretagna, la cui trasmissione da statuto non sarebbe ereditaria.

E quindi, almeno fino ad oggi, non era scontata. La partita s’è giocata in certa misura a carte scoperte. E’ stata la stessa Elisabetta II, prima dei festeggiamenti privati del compleanno e di quelli pubblici rinviati secondo tradizione a giugno, a mettere lo cose in chiaro nel discorso d’inaugurazione cerimoniale del summit, manifestando agli ospiti “il sincero desiderio” di cedere al momento opportuno le redini “al principe Carlo”. E lasciare a lui il compito di “proseguire il lavoro” di tessitura fra i Paesi del Commonwealth come figura di rappresentanza di un consesso di nazioni che assomma oggi – India inclusa – circa 2,4 miliardi di persone.

Un “desiderio” condiviso e promosso senza risparmio di energie dal governo conservatore britannico di Theresa May, in questa riunione biennale convocata non a caso a Londra, per ragioni di stabilità e di lustro nazionale. Quasi come un (parziale) contrappeso alla Brexit. E su cui alla fine è stato trovato il consenso della maggioranza anche grazie al sostegno attivo del premier canadese Justin Trudeau, contro l’opzione alternativa – accarezzata da alcuni Stati africani e caraibici – dell’elezione in avvenire di un presidente a rotazione. Resta da capire quando tutto questo avverrà in concreto.

Indicazioni su una prospettiva d’abdicazione, ad oggi del tutto ipotetica, la sovrana in effetti non ne ha date per nulla. Anche se il presidente del Ghana, Nana Akufo-Addo, in uno dei brindisi di rito, ha accennato – con “dispiacere”, ma non non si sa con quanto tatto diplomatico – alla sensazione d’una volontà di Elisabetta di “lasciare gradualmente i suoi doveri di capo del Commonwealth”.

Carlo, in ogni modo, non ha bisogno di preparasi troppo. Il suo cammino, ormai lunghissimo, è segnato da tempo. E tanto i suoi pregi quanto i suoi difetti sono noti, al di là delle memorie più spinose e imbarazzanti legate al matrimonio fallito con la sfortunata lady Diana. Gaffe comprese, come nel caso di quella commessa proprio in questi giorni quando, incontrando la scrittrice di origini indo-caraibiche Anita Sethi che gli diceva d’essere di Manchester, si è lasciato sfuggire un: “Beh, non lo sembra molto”.

Una battuta nello stile del padre Filippo, riferita evidentemente al colore della pelle, che non è stata per niente gradita. E ha indotto Sethi a esprimere sul Guardian l’auspicio di “un salto” nella successione a favore della generazione di William e di Harry, che fra un mese porterà all’altare l’afroamericana Meghan Markle. Auspicio desinato probabilmente a non essere esaudito. Almeno non subito.

(di Alessandro Logroscino/ANSA)