Antibiotici di precisione contro i superbatteri

Pasticche di antibiotici sparsi sul tavolo

VICO EQUENSE (NAPOLI). – Gli antibiotici del futuro, per combattere i superbatteri, saranno di precisione: saranno calibrati in base all’identikit molecolare del ‘nemico’ e individuando le molecole in grado di legarsi ai suoi punti deboli. Sarà questa la strada da percorrere secondo il premio Nobel per la Chimica Venkatraman Ramakrishnan, dell’università britannica di Cambridge, che si trova a Vico Equense (Napoli), dove ritirerà il premio Capo d’Orlando del Museo Mineralogico Campano – Fondazione Discepolo.

Ramakrishnan ha ricevuto il premio Nobel per la chimica nel 2009 per le ricerche condotte sulla struttura e la funzione dei ribosomi, le strutture cellulari che fabbricano le proteine, traducendo le istruzioni contenute nel Dna nei mattoni della vita.

“Molti antibiotici agiscono legandosi al ribosoma, il grande complesso molecolare che traduce i nostri geni in proteine” ha detto all’ANSA Ramakrishnan, ma nonostante molti antibiotici siano stati scoperti già negli anni ’50, non si sapeva ancora esattamente in che modo si legassero al ribosoma.

E’ stato possibile scoprirlo grazie alle ricerche condotte dal Ramakrishnan e da Thomas Steitz, dell’università americana Yale, e Ada Yonath, dell’israeliano Weizmann Institute of Science, che hanno condiviso con lui il premio. Tutti e tre hanno portato alla luce la struttura molecolare dei ribosomi.

“Conoscendo il punto esatto in cui si lega ogni antibiotico – ha detto Ramakrishnan – possiamo progettare antibiotici in grado di legarsi in modo più specifico ai ribosomi dei batteri e, possibilmente, anche ai ribosomi dei batteri resistenti”.

Tuttavia, per combattere i superbatteri, secondo Ramakrishnan, che è anche presidente della Royal Society, la prestigiosa istituzione scientifica britannica, lo sviluppo dei nuovi farmaci non è l’unica soluzione, perché “bisogna curare anche altri aspetti”.

Il primo, “è evitare l’abuso di antibiotici e usarli solo quando necessario”. Il secondo aspetto riguarda le misure di sanità pubblica, anche semplici, per prevenire la diffusione delle infezioni: “come lavarsi le mani prima di entrare in un reparto ospedaliero”.

Un terzo aspetto da curare è quello di arrivare ad avere “procedure di diagnosi migliori in modo che l’infezione batterica possa essere identificata con precisione e trattata in modo appropriato”, individuando le molecole giuste per combattere quel ceppo batterico.

Per il premio Nobel, “lo sviluppo di nuovi antibiotici è in un certo senso l’ultima risorsa, perché è piuttosto costoso”.

(di Monica Nardone/ANSA)