Turismo di ritorno, per contrastare lo spopolamento dei borghi

Il podium della conferenza alla Farnesina
Il podium della conferenza alla Farnesina

ROMA. – Capracotta è un comune della provincia di Isernia, in Molise, con solo 700 abitanti, ma nel mondo ci sono oltre 1.800 persone che provengono da qui. Il turismo di ritorno punta a far diventare gli italiani nel mondo ambasciatori dell’Italia, un bacino di turisti ma anche di potenziali investitori che potrebbero aiutare l’economia locale di tanti piccoli borghi italiani a non morire.

Il tema è stato al centro del convegno ‘Il turismo di ritorno. I viaggi delle radici tra identità culturale e promozione dei territori’ che si è tenuto alla Farnesina. Il legame tra chi parte e la sua terra d’origine è forte e può essere d’aiuto contro lo spopolamento di alcune zone del bel Paese magari meno toccate dal turismo di massa. E’ su quegli 80 milioni di persone nel mondo che hanno qualche origine italiana che bisogna puntare – è stato detto dagli addetti ai lavori intervenuti – perché indirizzino nel nostro Paese un bacino enorme di amici e conoscenti.

“In Abruzzo, ad esempio – ha spiegato Giovanni Lolli, vice presidente della Regione e coordinatore per il turismo della Conferenza delle Regioni – si sta portando avanti il progetto in base al quale i comuni possono intervenire con piani di ristrutturazione dei centri storici dei paesi abbandonati, favorendo emigranti-investitori laddove i proprietari delle case non siano interessati”.

Gli italiani all’estero, ha voluto ricordare Lolli, se sono partiti poveri quasi sempre sono poi diventati abbienti e possono aver voglia di investire nel Paese d’origine. “Non è da sottovalutare poi che così facendo – ha aggiunto Lolli – si favorisce un turismo destagionalizzato e più diffuso”.

“Il nostro è un Paese bellissimo che offre molto dal punto di vista culturale ed enogastronomico – ha detto ancora Lolli – ma a differenza di quanto si potrebbe pensare non è il primo tra le mete turistiche più frequentate. Ciò significa che il settore deve impegnarsi a promuovere di più la nostra storia, i nostri monumenti, il territorio”.

Alfonso Pecoraro Scanio, docente di turismo alla Bicocca e a Tor Vergata, ha ricordato come, negli anni, i nostri emigranti abbiano contribuito con le loro rimesse a garantire la sopravvivenza dei piccoli borghi aviti, “è ora – ha detto – di mettere da parte il lato folcloristico degli italiani all’estero per renderli veri ambasciatori dell’italianità, a partire dalla diffusione della conoscenza del buon cibo che potrebbe consentire di raddoppiare il nostro export agroalimentare”.