Nel mondo sette milioni di morti da fumo, in Italia sale la dipendenza

Una mano di donna a pugno schiaccia un pacchetto di sigarette.
Quasi un italiano su 4 è tabagista.

ROMA. – Ogni anno una città come Hong Kong o Teheran ‘sparisce’ per colpa del fumo. Nel mondo fa sette milioni di morti, una cifra destinata a restare alta se non accelerano i progressi nella diminuzione dei fumatori. Progressi rilevati dall’Oms, che oggi celebra il ‘No tobacco day’. E che in Italia non si vedono e anzi il nostro paese registra un aumento del numero di chi ha questa dipendenza.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità nel 2016 il 20% della popolazione mondiale fumava, mentre nel 2000 era il 27%. Oltre metà dei paesi membri ha ridotto il numero di fumatori in questo lasso di tempo, ma solo uno su otto riuscirà a ridurli del 30% entro il 2025 come richiesto dagli obiettivi dell’Oms. Nel mondo oltre 24 milioni di ragazzi tra 13 e 15 anni fumano, tra cui 17 milioni di ragazzi e 7 milioni di ragazze.

Oltre l’80% dei fumatori vive in paesi a medio e basso reddito, che sono anche quelli in cui il numero di fumatori cala più lentamente. Il paese dove si fuma di più è la Cina con oltre 307 milioni di tabagisti, seguita dall’India. “Noi sappiamo quali politiche e azioni possono aumentare il tasso di persone che smettono di fumare e prevenire l’inizio dell’abitudine al fumo”, afferma Svetlana Axelrod dell’Oms.

E aggiunge: “Dobbiamo superare gli ostacoli e implementare misure come la tassazione, lo stop alla pubblicità e l’adozione dei pacchetti ‘generici’. La nostra migliore chance di successo è attraverso l’unità globale e una forte azione multisettoriale contro l’industria del tabacco”.

L’Italia, hanno rivelato le cifre rese note dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss), vede da diversi anni una stagnazione nel numero di fumatori dopo il calo dovuto alla legge Sirchia, e anzi da due anni a questa parte il trend si è invertito, con le persone che hanno questa dipendenza in aumento. Il vizio riguarda 12,2 milioni di italiani, il 27,7% (+3,8 punti percentuali) degli uomini e il 19,2% delle donne (-1,6 punti). Tra i 14 e i 17 anni un giovane su 10 fuma abitualmente e metà è venuto comunque in contatto con il tabacco.

“La prima sigaretta è alle scuole secondarie superiori – riporta l’Iss – ma alcuni iniziano a 9 o 10 anni alle elementari e oltre la metà dei fumatori abituali tra 14 e 17 anni fuma anche cannabis”. Tra i 25 e i 44 anni la prevalenza più alta di fumatori si trova tra i maschi (35,7). Mentre nella fascia d’età 45-64 anni la prevalenza più alta è tra le donne (26,2). Oltre i 65 anni troviamo le prevalenze più basse in entrambi i sessi. Si fumano in media 12,3 sigarette al giorno.

“E’ urgente potenziare la prevenzione tra i giovanissimi – ha sottolineato Walter Ricciardi, presidente Iss – ed educarli a corretti stili di vita per evitare dipendenze pericolose”. Per riuscire a smettere una mano importante può venire dai medici di medicina generale, afferma uno studio del loro principale sindacato, la Fimmg, secondo cui il 75% del campione dice di registrare “sempre-spesso” il dato relativo al consumo di tabacco dei propri assistiti sulla cartella clinica ambulatoriale.

“L’indagine evidenzia – sottolinea Paolo Misericordia, responsabile del Centro Studi della Fimmg – come, ancora una volta, i medici di medicina generale siano efficaci sentinelle rispetto a fenomeni connessi a fattori di rischio comportamentali”.

(di Pier David Malloni/ANSA)